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Viterbo, minaccia coppia con un coltello e tenta di violentare lei. Albanese a processo

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Minacciò moglie e marito con una bottiglia di birra vuota e con un coltello davanti alla figlioletta della coppia in pieno centro. È ripreso mercoledì 2 febbraio il processo a un 33enne di origine albanese accusato di minacce e tentata violenza sessuale nei confronti di due coniugi e della loro figlioletta. Si tratta del trentenne che si imbucò al rave party clandestino di Valentano, passando per le strade di campagna nonostante fosse sottoposto da tempo all’obbligo di dimora a Viterbo. In aula è stato sentito un testimone, il quale ha raccontato di avere ascoltato il litigio verbale, ma al contempo ha affermato di non ricordare alcuni particolari rivelati agli investigatori nell’immediatezza che riguardavano il possesso del fendente da parte dell’imputato al momento delle minacce rivolte alle parti offese.

 

All’udienza era attesa anche la testimonianza della donna che si sarebbe imbattuta nel 33enne, il quale avrebbe cercato di importunarla in strada. La presunta vittima si sarebbe da tempo trasferita in Germania in seguito alla separazione dal marito che ha testimoniato durante la precedente seduta, il quale ha riportato quanto successo. “La mia ex moglie era uscita da casa per andare a prendere nostra figlia a scuola – ha riferito il 36enne a ottobre scorso-. Al ritorno, mentre tutte e due stavano camminando lungo via Cairoli, furono bloccate da quest’uomo che impediva loro di avanzare, spalancando le braccia e a un certo punto trattenne la mia ex moglie per le braccia. Lei riuscì a liberarsi dalla presa e con la bambina si rifugiarono in un bar e mi chiamò".

"Sentendola spaventata - ha continuato - le raggiunsi e incontrai questo ragazzo al quale dissi che non poteva aggredire la gente per strada e lui negò di aver infastidito mia moglie. I toni si alzarono e lui iniziò a insultarmi e a mandarmi a quel paese. In quel momento un ragazzo che era vicino a noi mi avvertì dicendomi che l’uomo aveva un coltello in tasca. Di lì a poco infatti mi mostrò un coltellino, di quelli ripiegabili, e mi venne contro gridando ‘ Ti ammazzo’. Così mi allontanai e chiamai i carabinieri”. Si tornerà in aula il 5 ottobre per l’audizione della donna.