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Covid Viterbo, in aumento disturbi da stress tra i giovani

Beatrice Masci
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Scuola in presenza e poi a distanza, attività sportive sospese, feste annullate e amici incontrati solo tramite internet. Le conseguenze di due anni di pandemia non sono ancora del tutto chiare, ma meritano di essere studiate. E soprattutto meritano di essere valutate per intervenire a mitigare i disagi futuri. Disagi che tutti patiscono e forse patiranno anche tra anni. Tra questi i ragazzi, alle prese con stress e attacchi di panico in aumento. Sono i giovani, infatti la categoria più a rischio per le restrizioni imposte dal Covid. A lanciare l’allarme, l’anno scorso, sono stati gli psicologi della Fondazione Soleterre, secondo i quali i ragazzi stanno vivendo una complessa situazione di fragilità emotiva e sociale. La Asl di Viterbo sta facendo i conti con questa nuova realtà ed è già al lavoro.

Sono infatti allo studio progetti per aiutare i giovani ad affrontare le conseguenze dei disagi patiti in questi due anni. Spiega la dottoressa Cristiana Morera, direttrice del dipartimento di salute mentale della Asl: “In questo periodo abbiamo notato un aumento di casi di stress e panico tra i giovani. Parlo di ragazzi di 18-25 anni alle prese con problemi mai affrontati in passato. Per questo motivo la Asl intende mettere in campo progetti specifici per essere vicino a queste persone in modo appropriato”. Ci sarà, insomma, la possibilità di un filo diretto con i medici che operano nel dipartimento di salute mentale, in modo tale che i ragazzi sappiano che, in caso di difficoltà, dall’altra parte del telefono c’è un esperto al quale è possibile chiedere aiuto. Di fatto, in questi due anni di pandemia, il dipartimento di salute mentale della Asl non ha mai interrotto le attività. “Anche solo telefonicamente - spiega la dottoressa Morera - siamo sempre rimasti in contatto con i nostri pazienti. Quando le attività in presenza erano vietate nessuno dei nostri assistiti è stato lasciato solo”. Il servizio di salute mentale si rivolge alla popolazione adulta con disagio psichico o disturbi psichiatrici per promuovere la qualità della vita degli individui, delle famiglie e della comunità, per migliorare il benessere e la funzionalità delle persone, valorizzandone le potenzialità e le capacità relazionali e sociali. Fondamentale per questo è anche il centro diurno che prende in carico soggetti a partire dai 18 anni.

“Ciascuno di loro - evidenzia la dottoressa Morera - viene seguito da esperti sulla base di un protocollo personalizzato”. E’ questo il caso di Chiara, una ragazza di 20 anni alle prese con una situazione molto complicata. Chiara vive nella Tuscia e soffre di un disturbo psichiatrico diagnosticato dal dipartimento di salute mentale della Asl presso cui è in cura. Fino a giugno scorso frequentava il centro diurno, poi è stata ricoverata nel reparto psichiatrico di Belcolle. Una volta dimessa, sperava di poter nuovamente tornare al centro, ma le è stato consigliato di seguire un trattamento psicologico. Lei non ci sta: “Non riesco ad accedere ai servizi a me dedicati perché i medici ritengono che prima io debba essere stabile. Il responsabile del centro mi ha anche detto di farmi curare altrove e poi, quando starò bene, mi farà inserire di nuovo. Eppure il centro diurno è un’attività aperta a tutti i ragazzi con problematiche psichiatriche, ed ha compiti riabilitativi. Quindi non vedo perché io non possa accedere a un servizio a me dedicato”.  “Un caso complicato - commenta la dottoressa Cristiana Morera - Stiamo seguendo Chiara con estrema attenzione. Ogni paziente è assistito sulla base di un protocollo specifico studiato con i suoi medici curanti. Chiara non fa eccezione a questa regola”. Un caso, uno dei tanti, che investe il Dsm.