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Viterbo, movida uccisa dal coprifuoco prima che dal Covid

Massimiliano Conti
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Prima il patto della notte e poi la pandemia hanno messo a dura prova la resistenza, o la resilienza come va di moda dire oggi, dei gestori dei locali viterbesi. In particolare, quelli del centro storico, che denunciano un crollo degli incassi complessivo di circa il 60% rispetto all’epoca in cui le attività non erano soggette al coprifuoco notturno né alle restrizioni Covid. Nei giorni scorsi, a riaccendere i riflettori sulla notte fonda che sta attraversando la movida viterbese - dove l’espressione notte fonda va intesa in senso solo metaforico visto che all’una al massimo o si va tutti a nanna o si va altrove - era stato l’imprenditore Danilo Torrioni, titolare dello Chic, il bar e locale di via Villanova la cui attività è stata sospesa per tutto il weekend a causa di un amaro servito fuori dall’orario consentito ad alcuni clienti. Almeno secondo la versione fornita dallo stesso Torrioni, che ha accusato le istituzioni, a cominciare ovviamente dal Comune, di scarsa sensibilità nei confronti della voglia di svago dei giovani e anche dei sempre meno esercenti che tengono acceso quel che resta della vita notturna nel capoluogo. 

 


 

Manfredi Samperi, romano trapiantato a Viterbo e proprietario insieme al fratello del pub 77, confessa che resistere nelle attuali condizioni è un’impresa sempre più difficile. 
“La situazione è insostenibile - sottolinea - per noi imprenditori, per i giovani e per i turisti, che trovano una città senza locali e senza vita. Con le restrizioni, e non mi riferisco a quelle per il Covid, chi esce da un ristorante a mezzanotte trova il deserto. Una città bella e addormentata. Ovviamente, chi ha voglia di tirar tardi e di divertirsi prende l’auto e si dirige da un’altra parte, con tutti i rischi del caso se ha bevuto qualche bicchiere, oppure a Viterbo non ci viene proprio”. 
Gli orari attualmente in vigore, per la cronaca, sono sempre quelli previsti dal patto della notte: dopo la mezzanotte è vietato sostare all’esterno dei locali, all’una si chiude anche all’interno. 
Per i locali dentro le mura non sono previste deroghe come quelle che vengono invece concesse alle attività all’esterno, che - al di là del caso Chic - risultano quindi meno penalizzate. 

 

Almeno una decina, a cominciare dallo storico Blitz di via della Sapienza, i locali del centro storico che hanno gettato la spugna negli ultimi anni, sia prima che dopo lo scoppio della pandemia. Alcuni hanno semplicemente traslocato fuori le mura, approfittando delle maglie più larghe, altri hanno chiuso i battenti per riaprirli altrove, sempre in centro ma con un nuovo nome: è il caso del Due Righe Book Bar di San Pellegrino, che oggi si chiama Platea Nova e ha rimpiazzato il vecchio Shu Lounge di piazza delle Erbe, in un locale di proprietà comunale. Anche la chiusura o mancata riapertura di Schenardi, secondo il titolare del 77, è un fattore che ha pesato e che continua a pesare molto sull’immagine di Viterbo. Samperi auspica quindi che la prossima amministrazione rimetta mano al patto della notte e agli orari, sperando che nel frattempo pure il Covid abbia dato tregua. “Molti gestori di locali, come e mio fratello - conclude - non sono viterbesi. Si sono innamorati di questa città per la sua bellezza, hanno creduto nelle sue enormi potenzialità, hanno investito, ma ogni giorno devono fare i conti con la dura realtà: i guadagni si assottigliano e resistere è sempre più difficile. Se non molliamo è solo per tigna, e perché speriamo in tempi migliori”.