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Viterbo, peste suina. Nessun focolaio nella Tuscia. La Coldiretti: "Ma i cinghiali sono un pericolo"

Alessio De Parri
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“A oggi non esistono focolai di peste suina africana nella Tuscia”. E’ il presidente della Coldiretti, Mauro Pacifici, a spazzare via le preoccupazioni di una possibile diffusione della malattia virale anche nel Viterbese. Resta però la massima allerta, anche perché il virus che uccide i suini nel giro di pochi giorni, nel caso in cui dovesse fare capolino da queste parti, troverebbe una popolazione di possibili untori nelle migliaia di cinghiali che ormai da anni assediano il territorio, con sempre più frequenti visite anche nelle città. “La peste suina africana sta provocando allarme negli allevamenti del Nord Italia - spiega Pacifici -, ma le azioni mirate, di intervento in Liguria e Piemonte e di prevenzione poste in essere nelle regioni confinanti a quelle infette quali Lombardia, Emilia Romagna, e Toscana rappresentano una risposta importante”.

 

Com’è la situazione nella Tuscia?
“A oggi non ci sono focolai, anche se nel resto del Lazio qualche caso nelle ultime settimane è emerso. La Asl sta tenendo sotto controllo la situazione, di concerto con il ministero della salute, ma i livelli di allerta devono rimanere soltanto all’interno del perimetro zootecnico”.
Cosa vuole dire?
“Che la peste africana non si trasmette all’uomo,, ma colpisce esclusivamente cinghiali e suini. Chi mangia carne di maiale deve stare tranquillo. Discorso diverso invece per gli allevatori, che però non devono essere penalizzati oltremodo sotto l’aspetto economico, anche a causa della possibile psicosi che rischia sempre di diffondersi in questi casi”.
Il pericolo maggiore può arrivare dai cinghiali, ormai una popolazione fuori controllo nella provincia, che rischiano di diffondere facilmente la malattia.
“Sì, il pericolo esiste e bisogna fare di tutto per scongiurarlo. Quello dei cinghiali è un problema cronico, soprattutto nella Tuscia. La presenza di questi animali selvatici ha stravolto l’equilibrio della fauna, senza contare, poi, i gravi danni alle coltivazioni e i numerosi incidenti che si ripetono sulle strade, causate proprio dai cinghiali”.

 

Come si deve intervenire?
“Riportando la situazione alla normalità il prima possibile, cominciando dal ricorso all’abbattimento selettivo della specie che la nostra associazione ha sempre sostenuto con forza”. Il presidente provinciale della Coldiretti, infine, plaude all’iniziativa del ministro delle Politiche agricole Patuanellli, che nei giorni scorsi ha firmato insieme al ministro della Salute Speranza la cosiddetta ordinanza “salvastalle” per combattere la diffusione del virus nelle zone infette salvaguardando allo stesso tempo l’attività degli allevamenti di suini. “L’ordinanza è stata tempestiva e rilevante - conclude Mauro Pacifici - e darà senza dubbio una grossa mano agli allevatori”.