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Viterbo, sindacato Snals: "Scuole, prevale logica politica"

Massimiliano Conti
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L’alberghiero di Bagnoregio è solo l’ultima vittima del risiko degli indirizzi scolastici superiori. Il j’accuse del sindaco Luca Profili contro la Provincia e i giochi politici che hanno affossato il nuovo istituto - promesso e già pubblicizzato in un territorio, quello dei Calanchi, che vanta flussi turistici da capogiro per queste latitudini - ha messo a nudo il re, svelando ciò che agli addetti ai lavori è noto da tempo: il dimensionamento scolastico è un grande marchettificio, dove l’interesse degli studenti e delle famiglie è l’ultima delle preoccupazioni di chi siede al tavolo provinciale, dove vengono prese le decisioni tra imboscate, doppi giochi e colpi bassi. Quello che conta è la volontà di potenza dei sindaci e dei politici, con alcuni sindacati che spesso spalleggiano l’una o l’altra parte a seconda delle convenienze e delle appartenenze.

Così assistiamo ogni anno a una proliferazione incontrollata di indirizzi, che spuntano dove servono ma più spesso dove non servono, al fine di alimentare il consenso dei primi cittadini o di salvare l’autonomia di alcuni istituti in calo di iscritti. A quest’ultima logica obbediscono pure gli accorpamenti più o meno contro natura, come quello del liceo scientifico di Tuscania, oggi in capo all’Iiss Cardarelli di Tarquinia, domani all’Ite Paolo Savi di Viterbo. Benedetto dalla Provincia, bocciato dalla direzione regionale istruzione e formazione ma approvato dalla giunta Zingaretti perché la politica è come il cuore di Pascal: ha ragioni che la ragione ignora. Tutto questo perché l’altro fattore decisivo, nella grande guerra degli indirizzi, è l’emorragia di studenti che si registra da anni nella scuola italiana (nonostante le classi restino pollai anche in tempi di Covid), causa riduzione del tasso di natalità. Nell’era degli istituti-azienda, dove i presidi si chiamano dirigenti e fanno i manager e i docenti fanno i “venditori di pentole” agli open day per accaparrarsi la clientela, cioè gli iscritti, il marketing (vedi i mega cartelloni pubblicitari, gli articoli o le inserzioni sui giornali), il “progettume” e la cosiddetta “offerta formativa” diventano le armi per sopravvivere in un sistema sempre più darwiniano.

Sindaci e dirigenti si alleano, giocano di sponda con alcuni sindacalisti amici e alla fine chi ha più filo da tessere e santi in Provincia, in Regione o in paradiso, porta a casa il risultato. C’è riuscito quest’anno l’abile sindaco di Nepi Franco Vita, che ha strappato, per la sede locale del Midossi, il liceo delle scienze umane ad opzione economico sociale, quando ce n’è già uno a 15 chilometri di distanza, a Bassano Romano, succursale del Meucci di Ronciglione. C’è riuscito il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti, che ha ottenuto l’indirizzo agrario, come sede distaccata dell’Agosti di Bagnoregio con il beneplacito del collega Profili. Non c’è riuscito invece lo stesso Profili, che avrebbe voluto un indirizzo turistico-alberghiero per formare quelle professionalità che in futuro dovranno accogliere le centinaia di migliaia di turisti che ogni anno visitano Civita, destinate ad aumentare se e quando finirà la pandemia. I motivi li ha spiegati lo stesso primo cittadino con un lungo post su Facebook. Per Brunella Marconi, segretaria provinciale dello Snals, il problema è che la politica dovrebbe evitare di mettere bocca su una materia che non conosce: “Di scuola si deve occupare chi ha le competenze e ne conosce le reali necessità. Invece nelle scelte del dimensionamento spesso prevale la logica politica o quella dei numeri, che poco c’entrano con le esigenze formative dei ragazzi. Il caso del liceo di Tuscania è emblematico: accorpato al Savi per fare numero snaturandone l’identità”.