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Comitato acqua Viterbo: "Arsenico, Asl pubblichi dati aggiornati"

Massimiliano Conti
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Diceva Agatha Christie che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza e tre indizi fanno una prova. Per il comitato Non ce la beviamo, lungi dall’essere una coincidenza, le due ordinanze di non potabilità dell’acqua emesse dal sindaco di Civita Castellana Luca Giampieri - a seguito delle comunicazioni ricevute dalla Asl sugli sforamenti delle concentrazioni di arsenico riscontrati nell’acquedotto del Barco sulla Nepesina - sono la prova che il sistema di dearsenificazione nella Tuscia non funziona. La prima ordinanza risale al mese di dicembre, la seconda nei giorni scorsi ed è tuttora in vigore. Si tratta di sforamenti temporanei, dovuti ai soliti problemi con i filtri, ma abbastanza per dedurre che il problema delle acque avvelenate nella nostra provincia è tutt’altro che risolto, come sottolinea Paola Celletti del comitato, la quale sollecita la Asl di Viterbo a ripristinare la dovuta trasparenza nella comunicazione.

A svolgere materialmente i controlli periodici, ricordiamo, è l’Arpa Lazio, ma la pubblicizzazione dei dati, così come la comunicazione del superamento dei limiti ai sindaci, spetta alla Asl. Per la cronaca, anche il gestore, cioè Talete, svolge i propri controlli più o meno frequenti, ma i numeri dell’azienda idrica legalmente non fanno testo, in quanto non spetta certo all’oste dire se il vino, o in questo caso l’acqua, è buono. “In questo momento ho davanti agli occhi i dati di Civita Castellana pubblicati sul sito della Asl – dice Celletti -. L’ultimo valore riportato, per quanto riguarda il serbatoio del Barco (quello che alimenta il centro storico dove si sono riscontrati gli sforamenti, ndr), risale al 13 dicembre ed è di 6 microgrammi per litro. L’ultimo valore del serbatoio di Faleri (che alimenta anch’esso il centro storico, ndr) è addirittura del 23 novembre: 9 microgrammi. Non c’è traccia degli sforamenti che la Asl evidentemente ha comunicato al sindaco ma non ai cittadini. E’ una mancanza su cui insistiamo da tempo: gli utenti hanno il diritto di conoscere i valori aggiornati di arsenico nelle acque che utilizzano e la Asl ha il dovere di pubblicarli in maniera trasparente e tempestiva”.

Ciò premesso, la rappresentante del comitato rileva anche come valori di 6 e 9 microgrammi per litro, ancorché attualmente sotto i limiti di legge, non siano per niente tranquillizzanti. “Ricordo che l’arsenico è una sostanza cancerogena e il suo valore dovrebbe essere zero o quantomeno prossimo allo zero. Ricordo anche che a livello di Unione europea già da tempo si discute di abbassare la soglia a 5 microgrammi. Se un domani questo avvenisse, ci ritroveremmo di fronte alla stessa situazione di qualche anno fa, quando l’Ue introdusse il limite di 10 microgrammi per litro e la gran parte dei comuni della Tuscia finirono fuori legge mentre la politica dormiva”. Il comitato Non ce la beviamo invita infine la Regione Lazio a finanziare la manutenzione dei dearsenificatori anche in quei comuni che non stanno in Talete. Vedi Fabrica di Roma, dove i valori di arsenico sfiorano e a volte superano i 40 microgrammi. “Questo ricatto per costringere i sindaci ad entrare in una società che a livello economico e gestionale fa acqua da tutte le parti deve finire una volta per tutte. Non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, tantopiù nella stessa provincia”, conclude Celletti.