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Viterbo, deposito scorie radioattive Indagati manager di Sogin

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Potrebbe subire un forte rallentamento l’iter per la scelta del territorio in cui costruire il deposito nazionale delle scorie nucleari. Secondo quanto riporta L’Espresso, sulla complessa vicenda - che vede la provincia di Viterbo in forte pericolo perché delle 67 aree ritenute idonee ad ospitare l’impianto 22 insistono proprio su queste latitudini - indaga infatti la Finanza. Nel mirino sono finiti i manager di Sogin, la società dello Stato che gestisce lo smantellamento delle centrali atomiche, dove poco prima di Natale è stata compiuta una perquisizione è sono stati sequestrati computer e documenti. Da qui la decisione dell’ad, Emanuele Fontani, di sostituire nei giorni scorsi tre alti dirigenti.
Non solo. Riporta il Corriere della Sera che la società, “a più di vent’anni dalla sua creazione, si avvia al commissariamento. La procedura per l’amministrazione straordinaria che ha il compito di chiudere la stagione del vecchio nucleare italiano (conclusasi nel 1986 dopo l’incidente di Chernobyl) sta per essere definitivamente portata a termine dall’azionista, cioè il ministero dell’economia di Daniele Franco, e potrebbe diventare esecutiva nei prossimi giorni. Un problema di ordine nazionale, era stato poche settimane fa il commento del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha preso la decisione del commissariamento e l’ha concordata con il Mef”.

 


 

“Quella di Sogin - nota sempre il Corriere - è una storia di tempo e denaro perso per mettere in sicurezza, senza riuscirci, i rifiuti nucleari nazionali”. Istituita nel 1999, ad oggi ha infatti portato a termine meno di un terzo dei lavori (che dovevano finire nel 2019) e la spesa prevista per la loro esecuzione (3,7 miliardi) è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi odierni”. Gli interventi oltretutto “non hanno ancora nemmeno sfiorato alcun reattore, e la previsione della loro conclusione è stata spostata al 2036. Dei 4 miliardi finora pagati dagli italiani (tramite le bollette dell’energia), più della metà (2,2) sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti, auto di alta gamma, benefit e bonus compresi”.

 

Per quanto riguarda il deposito delle scorie nucleari, l’iter per l’individuazione del sito è partito nel 2000, ma ancora non sono stati condizionati e messi in sicurezza come dovrebbero i rifiuti già stoccati e pronti per essere trasferiti nella nuova sede. Ancora non si conoscono le contestazioni ai funzionari indagati. Ma “c’è solo da augurarsi”, nota il Corriere della Sera, che, dopo quanto accaduto finora, “il nuovo commissario faccia presto e bene”.