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Viterbo, picchiata a sangue dal marito fugge a piedi nei campi per 7 chilometri. Paura a Mezzano. Il marito davanti al giudice

Valeria Terranova 
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Non trova il pranzo pronto al suo rientro e picchia la moglie, che fugge e percorre 7 chilometri a piedi nudi per raggiungere la caserma dei carabinieri di Farnese e denunciare il marito dopo aver subito l’ennesima violenza. Protagonisti della drammatica vicenda che si è consumata la mattina di giovedì in un casolare a Mezzano, marito e moglie, di origini romene, entrambi dipendenti della azienda agricola di proprietà di Piero Camilli. I due vivevano in un casale all’interno della tenuta dell’imprenditore viterbese presa d’assalto da migliaia di partecipanti del rave clandestino organizzato sulle rive del lago l’estate scorsa. Ieri l’uomo, un pastore, è comparso in aula processato per direttissima per lesioni, maltrattamenti aggravati nei confronti della consorte e dei due figli piccoli, e detenzione illegale di un fucile da caccia e 5 cartucce calibro 16.

 

 

A raccontare quanto successo il comandante della stazione dei carabinieri. “La signora dopo aver camminato per circa 7 km a piedi senza scarpe è arrivata da noi dopo aver chiesto un passaggio a un automobilista – ha spiegato l’ufficiale dell’Arma-. Era turbata, completamente ricoperta di sangue e aveva uno zigomo gonfio e gli abiti ridotti a brandelli. Ci ha chiesto aiuto dicendoci che poche ore prima il marito l’aveva picchiata. L’uomo è rincasato dal lavoro alle 11.30 ed è andato su tutte le fuori perché lei non aveva ancora cucinato il pranzo. A un certo punto in quegli attimi concitati è riuscita a inoltrare la chiamata al 112, ma il marito le ha strappato il cellulare dalle mani e lo ha gettato nel camino. La donna ci ha riferito che le violenze vanno avanti da 10 anni, da quando si sono sposati, ma di non aver mai sporto querela. I due figli, un maschio e una femmina, di 11 e 15 anni non erano ancora rientrati dalla scuola e lei è fuggita prima che i piccoli arrivassero a casa. Per il terrore di essere nuovamente aggredita, uscendo dal casolare si è portata dietro un coltello e lui ha cominciato a inseguirla impugnando a sua volta un altro fendente, ma poco dopo è rientrato nell’abitazione”. Una volta aver trasferito la donna in ospedale dove i sanitari hanno attivato il codice rosa, i militari si sono diretti al casale dove hanno rintracciato l’imputato. “Quando siamo arrivati l’uomo ha sbottato dicendoci ‘Io non mi muovo da qua. State facendo un abuso' davanti ai bambini che erano sconvolti – ha proseguito l’operante-. In 5 non siamo riusciti ad ammanettarlo perché faceva resistenza passiva, fino a quando uno dei figli è salito in macchina insieme a lui. Inoltre perlustrando l’abitazione abbiamo trovato 3 bottiglie di birra vuote e schizzi di sangue. A tale riguardo il mandriano sulle prime ci ha riferito che fosse sangue degli animali che governa, ma poi messo alle strette ha ammesso che era riconducibile alla moglie”.

 

Nel corso dell’udienza il difensore del pastore, l’avvocato Enrico Valentini, ha comunicato e poi prodotto un provvedimento aziendale secondo il quale il datore di lavoro ha messo a disposizione della vittima un appartamento a 30 km di distanza da Mezzano, per consentirle di continuare a lavorare e di provvedere alle necessità dei figli. Stessa concessione nei riguardi del marito, il quale potrebbe tornare a risiedere nel casolare, assicurando anche a lui una continuità lavorativa. Il giudice ha dunque convalidato l’arresto dell’uomo, disponendo nei suoi confronti il divieto di allontanamento dalla casa famigliare e avvicinamento alla vittima e dai luoghi da lei frequentati, rafforzati dal braccialetto elettronico. Si tornerà in aula il prossimo 18 gennaio.