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Viterbo, la protesta dei vigili urbani. In piazza la polizia locale: "Vogliamo più tutele"

Daniela Venanzi 
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La questione è sul tavolo da tempo: la polizia locale chiede lo stesso trattamento assicurativo e previdenziale delle altre forze di polizia. Ma quando sembrava che ormai l’iter fosse giunto a conclusione con il riconoscimento di tutti i diritti rivendicati, nell’ultima seduta, scrivono in un comunicato i rappresentanti del Sulp, “i burocrati del ministero dell’interno, si sostituiscono a senatori e deputati, stravolgendo e rendendo inaccettabile quanto stabilito da tutti i membri della commissione”. 
E’ per questo che oggi, sabato 15 gennaio, anche i vigili urbani viterbesi, con una decina di rappresentanti per l’intera provincia, si raduneranno sotto il palazzo della Regione all’ex fiera di Roma: “Eh sì - spiega il rappresentante provinciale del sindacato, Ivo Aquilani - nella penultima seduta della Commissione affari costituzionale si erano stabilite giustamente tutte le modifiche di legge affinché venissimo equiparati, con gli stessi diritti, agli altri colleghi. Nell’ultima operazione che doveva essere solo di ratifica di quanto deciso, si è praticamente ribaltato tutto. Uno stravolgimento che non possiamo accettare”. 

 


 

Tra l’altro a Viterbo la vostra categoria è notevolmente sottodimensionata rispetto alle necessità reali. 
“E’ una questione - spiega il rappresentante provinciale - che è sotto gli occhi di tutti. Ci sono paesi nella Tuscia che non sanno più come fare fronte alle esigenze. Dovremmo essere un vigile ogni 400 abitanti nel capoluogo e uno ogni 500 nei paesi di provincia. Valori che sono da tempo non rispettati”. 
I paesi che stanno peggio?
“Ronciglione, Civita Castellana, Vetralla, ma in generale un po’ ovunque il corpo è sotto organico. Non c’è praticamente nessuno in regola con i rapporti numerici. A Civita Castellana per esempio sono 6 o 7 e dovrebbero essere più di trenta, ragionando per numeri di legge, a Vetralla siamo in 8 e dovremmo essere anche noi trenta. Ci sono comuni, per dirne un’altra, dove c’è un solo vigile e per di più part time. Una disparità che si vive ormai da tempo e se ci aggiungiamo il mancato riconoscimento dei diritti delle altre forze di polizia, la situazione diventa davvero pesante. Un’altra incongruenza, di cui faccio un esempio pratico: io potrò andare in pensione a 67 anni, un carabiniere a 60. E questo non è un segnale di rispetto”. 

 


 

Quali altre questioni sul tavolo?
“Tante altre legate alla sicurezza, all’autotutela e alle progressioni di carriera, sappiamo benissimo che in questo momento di crisi pandemica non sarebbe stato il caso, ma abbiamo necessità di richiamare l’attenzione sulla nostra categoria. In virtù di un capovolgimento di un iter, che ci avrebbe riconosciuto finalmente trattamenti adeguati ed equiparati agli altri. Era una legge perfetta se fosse stata approvata così come liquidata dalla commissione. Così è proprio inaccettabile e dobbiamo far sentire la nostra voce".