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Viterbo, spaccio. Assolto il tunisino denunciato da mamma coraggio

Valeria Terranova
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Denunciò il figlio sedicenne che era stato ricattato da un pusher per un debito di droga. È stato assolto il 27enne di origini tunisine, accusato di aver minacciato nel marzo del 2018 un 19enne, che all’epoca minorenne, per non aver pagato alcune dosi di hashish. La vicenda venne a galla quando la madre del ragazzo, una 50enne, si rivolse agli uomini della polizia. “Sapevo che mio figlio faceva uso di stupefacenti e ho sempre fatto di tutto pur di recuperarlo – ha raccontato a febbraio dello scorso anno la madre del 19enne in aula-. Notavo alle volte che mancavano oggetti di valore in casa e scoprì che rubava soldi anche alla nonna per drogarsi. Poi a marzo di 3 anni fa si chiuse in casa per una settimana. Un giorno lo vidi preparare la valigia e in lacrime mi confessò di essere stato minacciato da alcune persone con le quali aveva contratto un debito di 800 euro e che per saldarlo avrebbe dovuto spacciare. A sua insaputa decisi di rivolgermi alla polizia e con alcuni agenti concordammo un appuntamento al Sacrario il 24 marzo, per tendere un’imboscata a quest’uomo, ma il piano sfumò perché mio figlio si allontanò andando verso piazza del Comune”.

 

 

Tuttavia le verifiche per identificare le persone coinvolte proseguirono negli uffici della questura nei giorni seguenti. “Risalimmo all’identità dell’uomo grazie agli indizi che ci fornirono la madre e il giovane alcuni giorni dopo – ha riferito uno degli agenti che prese parte alle indagini-. Lo rintracciammo su Facebook grazie allo pseudonimo con cui ci venne segnalato e dall’abbigliamento. Il giovane nell’immagine del profilo indossava una tuta su cui era impresso il nome di una ditta presso la quale aveva lavorato per qualche tempo come operaio. Quando perquisimmo la sua abitazione però non trovammo somme di denaro e neanche sostanze stupefacenti, anche se aveva precedenti per spaccio. Il ragazzino aveva timore di questa persona che ci aveva indicato”. Il 19enne, sentito anche lui quasi un anno fa, nel corso della deposizione ha spiegato di non aver idea di chi fossero le persone dalle quali acquistava hashish e marijuana. “Lui mi rimprovera e sostiene che una madre non denuncia il proprio figlio. Io penso invece che tutti i genitori dovrebbero farlo”, ha precisato la madre. In quell’occasione entrambi non riconobbero il presunto pusher tra i volti riportati sul fascicolo fotografico che venne mostrato loro. 

 

 

Martedì 11 gennaio, il pm concludendo la requisitoria ha chiesto una condanna a 5 anni per il manovale tunisino difeso dall’avvocato Luigi Mancini. Al termine della camera di consiglio il verdetto emesso dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.