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Viterbo, imprese della Tuscia resistono al Covid: qualche problema solo per le ceramiche

Massimiliano Conti
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Se nelle scuole viterbesi, quelle perlomeno tornate da lunedì scorso alla didattica in presenza, le assenze del personale docente e non docente si stanno facendo sentire, il settore privato sembra per ora “immune” dai contagi che da giorni stanno sommergendo l’intera provincia. Con un’unica eccezione: il settore ceramico di Civita Castellana, dove alcune aziende – ma soltanto alcune - si trovano in forte difficoltà a fronte del crescente numero di operai in quarantena. Ma andiamo con ordine. 
Secondo i numeri forniti dai sindacati, il numero di prof e di collaboratori che non sono rientrati al lavoro dopo la pausa natalizia, causa Covid, malattie o congedi, si aggira intorno al 20%. Un’emorragia di personale che sta costringendo le segreterie a raschiare il barile delle graduatorie, soprattutto quelle dei docenti, in modo da poter coprire le cattedre e le ore scoperte. 

 

 

Decisamente meglio vanno le cose nel privato, a cominciare dal settore del commercio e della grande distribuzione dove le defezioni sono una percentuale trascurabile. Merito, secondo il segretario provinciale della Fisascat Cisl Guido Calà, dell’alto tasso di lavoratori vaccinati. “In realtà grandi come il Leclerc o l’Ipercoop, o anche negli autogrill come quello di Civitella d’Agliano – riferisce Calà – non registriamo criticità. Ci sono dei lavoratori positivi o in quarantena ma si tratta di numeri gestibili. Alcune realtà più piccole, dove già poche assenze avrebbero potuto creare difficoltà, avevano assunto personale a tempo determinato a scopo precauzionale. Personale che ora è addirittura sovrabbondante”. 
Immune alla pandemia pure il settore dell’edilizia: “Nella mia azienda non abbiamo contagiati – dice Andrea Belli, costruttore e presidente dell’Ance Viterbo - ma anche nelle altre imprese i lavoratori positivi o in quarantena sono pochissimi. Numeri della cassa edile alla mano, la percentuale di assenze è sotto l’1%, quindi non in grado di incidere sull’attività dei cantieri”. In questo caso, non è solo il vaccino il fattore che fa la differenza: “Nel nostro settore – sottolinea Belli – si lavora all’aperto, come se fosse estate. Gli operai stanno tutto il giorno sui ponteggi, con la mascherina, e in queste condizioni diventa difficile contagiarsi”. 

 

 

A ridurre l’impatto dei contagi, quantomeno nel settore privato, sono state anche le nuove regole per la gestione delle quarantene. Chi ha ricevuto il booster o la seconda dose da meno di 4 mesi, anche se è stato in contatto stretto di un positivo, in mancanza di sintomi non finisce più in isolamento. 
Più variegata, come detto, è la realtà del distretto della ceramica di Civita Castellana, dove accanto ad aziende che non stanno risentendo minimamente dell’ondata di contagi, ce ne sono altre, invece, dove le assenze superano il 10%, come conferma anche il segretario della Filctem Cgil Mauro Vaccarotti, che monitora costantemente la situazione attraverso le Rsu. 
Alla ceramica Flaminia, una delle aziende più grandi ed importanti del polo civitonico, attualmente i lavoratori contagiati sono una decina su un totale di 130: “Qualche problema le assenze ce lo creano – ammette il presidente Augusto Ciarrocchi - perché sostituire un operaio non è mai semplice. Non siamo una squadra di calcio con gente in panchina pronta ad entrare. Gli organici sono ridotti all’osso e già poche assenze si sentono. Ciò detto, la situazione è sotto controllo, anche grazie al fatto che per un lavoratore contagiato che resta a casa ce n’è sempre uno che guarisce e torna in fabbrica. Abbiamo una specie di turnover dei positivi”.