Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, bambina nata in auto. Parla la mamma: “Così ho partorito Marisol. Avevo paura ma ora siamo felici”

Daniela Venanzi
  • a
  • a
  • a

La piccola Marisol e sua mamma, la 29enne Ombretta Baldi, stanno bene. Entrambe saranno dimesse stamane dall’ospedale di Belcolle. La neonata, a dispetto dei suoi coetanei, è stata protagonista di un parto avventuroso: ha deciso infatti di venire al mondo in auto, mentre il papà Stefano Giovannoni, di 42 anni, guidava, e nel mezzo di una strada deserta, all’altezza dello svincolo Cinelli-Vetralla, lontano da ogni mezzo di soccorso, che inutilmente era stato chiamato.

 

In un primo momento la coppia si era recata all’ospedale di Viterbo, dove non era stata registrata una dilatazione che facesse pensare ad un parto imminente, e quindi rimandata a casa, con il consiglio, però, che una volta arrivati a Monte Romano, paese di residenza, se la mamma avesse avvertito doglie più intense e ravvicinate sarebbe dovuta andare all’ospedale di Civitavecchia, più facilmente raggiungibile. Ed è proprio quello che è successo, solo che una volta giunti al nosocomio laziale, i medici - riscontrando dolori da doglie non così preoccupanti - hanno preferito far ritornare Ombretta a Belcolle perché, così hanno riferito alla donna, a Viterbo c’erano i professionisti che l’avevano già seguita in tutto il percorso della gravidanza. Ma come sono stati vissuti quei minuti che da Civitavecchia hanno separato la famiglia Giovannoni da Viterbo e quindi dalla possibilità di partorire in sicurezza? L'altro giorno è stato il padre a raccontare la sua odissea, oggi invece è la stessa Ombretta, ormai a preoccupazione finita e in procinto di uscire insieme alla piccola, a ripercorre l’avventuroso parto: “In quei momenti bisogna cercare di mantenere il sangue freddo - racconta la neo mamma -. Se mi fossi fatta prendere dal panico non credo sarebbe andata a finire così bene”.

 

Che viaggio è stato?
“Gridavo, ma per i dolori e non per il panico, anche se un po’ di paura sinceramente ce l’avevo eccome”.
Quando si è accorta che Marisol stava spingendo per uscire?
“All’altezza dello svincolo per Vetralla-Cinelli. L’ho detto al mio compagno ma lui non ci voleva credere, quando mi sono resa conto che la testa era uscita, allora ho gridato. In quel momento, si è fermato in mezzo alla strada per soccorrermi - racconta ancora Ombretta -. Indossavo i pantaloni e ha dovuto sfilarmeli per poter far uscire completamente Marisol. Stefano è stato bravo, anche lui è riuscito a mantenere la lucidità”.
Come avete fatto con il cordone, la placenta e, soprattutto la bambina?
“Se ci penso mi sembra di aver vissuto un film. L’emozione, i timori di una nuova vita nata in quel modo... La placenta poi non si era staccata e il cordone ombelicale non lo avevamo reciso, non potevamo farlo. Eravamo preoccupati, ma fiduciosi. Una volta arrivati a Belcolle è andato tutto bene. Ci hanno dato tutte le attenzioni del caso. La bambina aveva un colorito rosa e non aveva sofferto, così ci hanno detto i medici. E oggi siamo tutti felicissimi. Una cosa è certa, il 9 gennaio 2022 non lo dimenticheremo mai, e non solo perché ogni anno festeggeremo il compleanno di Marisol, ma anche perché ricorderemo sempre come la nostra bambina è venuta al mondo. E’ stata una giornata difficile da dimenticare, bellissima e piena di emozioni, con il risultato di questo dono prezioso che oggi ci portiamo a casa".