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Viterbo, santone a processo. Anche l'ordine degli psicologi del Lazio contro il maestro Lino

Valeria Terranova
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Al via ieri, mercoledì 12 gennaio, il processo a Pasquale Gaeta, 63enne di origini campane, meglio conosciuto con il nome di “maestro Lino”, guru della comunità Qneud, acronimo di “Questa non è una democrazia” di Acquapendente. Il presunto santone è accusato di aver violentato due adepte e nello specifico dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia, esercizio abusivo della professione e violenza sessuale ai danni delle due donne. Nel corso dell’udienza collegiale alla quale l’imputato era presente insieme al proprio difensore l’avvocato Bruno Barbaranelli si è aggiunto alle parti civili anche l’Ordine degli Psicologi del Lazio, insieme a Virginia Melissa Adamo, assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi, madre di una 26enne di Monza, che denunciò il 63enne per aver plagiato la figlia, e un’altra ragazza, anche lei preda delle manipolazioni del “maestro Lino”, difesa dall’avvocato Claudio Benenati, del Foro di Bologna.

 

Al termine di alcune eccezioni sollevate dal difensore del sessantenne relative alla costituzione di parte civile della mamma della 26enne e dell’altra giovane, per la quale in particolare è stata chiesta una perizia sull’attendibilità, in merito alla quale però non sussistevano gli elementi e dunque non è stata concessa ed è stata rigettata dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, il terzetto collegiale ha concluso calendarizzando la prossima udienza che si terrà a luglio dedicata all’ascolto dei primi 4 dei 40 testimoni presenti nella lista stilata dal pubblico ministero Paola Conti, titolare del fascicolo, e ha scandito le successive udienze che sono state fissate fino a ottobre.

 

“Per quanto ci riguarda avremo più di 50 testimoni da sentire. Siamo soddisfatti che sia stata confermata la legittimità di costituzione parte civile della signora Adamo, in quanto il comportamento del Gaeta ha determinato un danno che consiste nell’averle portato via la figlia e ad aver causato la rottura del rapporto famigliare. Virginia dopo quello che è successo non ha più visto sua figlia. I rapporti tra loro si sono interrotti. Chiediamo giustizia e siamo fiduciosi nel lavoro del collegio del Tribunale di Viterbo”, ha commentato a caldo Dionisi. Sullo stesso fronte anche l’avvocato Benenati. “Si tratta di una vicenda gravissima sotto ogni punto di vista – ha dichiarato il legale bolognese-. Riteniamo che verrà vagliata per quello che noi riteniamo che sia, cioè una violenza carnale perpetrata approfittando delle condizioni particolari in cui versava la mia assistita”. Si tornerà in aula il 20 luglio.