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Viterbo, scuola alle prese con Omicron. Ancora a casa il 20% dei docenti

Massimiliano Conti
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Dal 23 dicembre al 9 gennaio, vigilia del ritorno in classe (almeno per una buona parte delle scuole), sono finite in quarantena 143 classi, di cui 43 nell’infanzia, 51 alla primaria, 19 alle medie e 30 alle superiori. E’ l’effetto Omicron sulle scuole viterbesi.  Dall’inizio dell’anno scolastico alle vacanze di Natale, e quindi prima che lo tsunami di contagi travolgesse la Tuscia, le quarantene attivate dalla Asl erano state 549, 271 delle quali soltanto nei 22 giorni di dicembre. In pratica durante le festività le classi “isolate” sono state poco meno del 30% del totale dal mese di settembre. Il dato è impressionante e può essere interpretato in più modi, a seconda delle convinzioni di ciascuno. I sostenitori della ripresa delle lezioni in presenza diranno che, con le scuole chiuse, i contagi sono letteralmente esplosi (del resto basta guardare i bollettini quotidiani della Asl: ieri 688 positivi), e allora forse le aule sono un elemento di contenimento del virus anziché di diffusione.

 

 

Di questa opinione è per esempio il provveditore di Viterbo Daniele Peroni. I fautori della dad, intesa come male minore in questo momento, come per esempio molti dirigenti scolastici e alcuni sindaci (tra qui quelli di Civita Castellana, Tarquinia, Bolsena e Bagnoregio) diranno che, se il virus è dilagato con le scuole chiuse, figuriamoci cosa potrà succedere con le scuole aperte. Di sicuro c’è che per gli istituti che da lunedì scorso sono tornati alla didattica in presenza le difficoltà da affrontare sono enormi. Le assenze, sia tra gli studenti che tra i docenti e il personale Ata, non si contano. Moltissime classi sono letteralmente dimezzate o decimate, costringendo i prof ai salti mortali tecnologici per attivare la modalità mista, con metà dei ragazzi in aula e l’altra metà a casa in dad. 

 


I salti mortali li stanno facendo anche le segreterie scolastiche per coprire con i supplenti tutte le assenze sia dei docenti che degli Ata. Si viaggia su una media del 20% per istituto. All’omicomprensivo di Orte lunedì mancavano all’appello 30 tra prof e collaboratori, alla scuola dell’Ellera di Viterbo una ventina. Si sta dando praticamente fondo alle graduatorie per trovare nuovo personale da assumere con contratti senza termine, visto che al momento non si è in grado di stabilire quando prof e impiegati in malattia, in quarantena, in congedo o a casa perché sospesi (i no vax) torneranno al loro posto. Di sicuro le opportunità di lavoro per chi non stato ancora chiamato si stanno moltiplicando in questi giorni, ed è forse questo l’unico effetto collaterale positivo dell’ondata di Omicron. “La percentuale dei prof assenti – spiega Brunella Marconi, segretaria provinciale dello Snals – scende drasticamente negli istituti che hanno attivato la dad, in quei comuni dove i sindaci hanno procrastinato il ritorno in aula. Un insegnante positivo o in quarantena può infatti fare lezione regolarmente da casa. Questo rafforza la convinzione che qualche settimana di dad per tutti, nell’attesa che sfiammi l’ondata di contagi, sarebbe stata la scelta più ragionevole”.