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Viterbo, auto rubate in vendita. A processo titolare della concessionaria

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E' entrato nel vivo il processo a carico di un 43enne titolare di una auto concessionaria dell’Alta Tuscia, accusato di aver venduto 13 macchine rubate ad acquirenti viterbesi e della provincia del tutto ignari di aver comprato vetture trafugate. Nel maggio del 2020 l’imputato era stato denunciato e interdetto dall’esercizio di attività di impresa per sei mesi a conclusione dell’operazione della polizia stradale denominata ‘Castro’, coordinata dal pm Chiara Capezzuto, titolare dell’inchiesta su ricettazione e riciclaggio. Contro di lui si sono costituite parti civili alcune assicurazioni. L’imprenditore da principio è stato indagato a piede libero e contestualmente un 33enne campano è finito invece ai domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico. Le indagini hanno consentito di scardinare una presunta organizzazione che già da qualche anno aveva eletto il territorio viterbese come base strategica per traffici illeciti di macchine rubate.

 

 

Secondo le accuse il 33enne avrebbe fatto da tramite tra la Campania e la Tuscia per rivendere mezzi razziati nel napoletano presso la concessionaria gestita dal 43enne a giudizio davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco. Durante l’udienza di ammissione prove a luglio scorso il difensore, l’avvocato Samuele De Santis, ha fatto presente che a suo tempo le auto fossero state rese indietro alle assicurazioni e ha invitato le parti civili a produrre ulteriore documentazione a riguardo per chiarire se poi fossero state effettivamente cedute così da permettere di risalire all’effettivo totale del danno.

 

 

Il difensore ha poi ricordato che a seguito dell’inchiesta, scaturita da alcune internazionalizzazioni avviate da un’agenzia di pratiche auto mantovana, da cui sono sfociati sequestri in diverse regioni italiane, ha anticipato di aver citato svariati testimoni per dimostrare che il proprio assistito è completamente estraneo alla vicenda e che non ha avuto alcun legame con la società in questione. Ieri è stato sentito un ispettore della polstrada che ha partecipato alle indagini e la difesa nel contraddittorio ha ribadito la propria posizione, sostenendo che i controlli ai quali le macchine sono state sottoposte nel corso delle investigazioni, volte a verificare la provenienza dei veicoli, non sono le stesse che vengono normalmente effettuate dai commercianti. Si tornerà in aula il 15 febbraio.