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Viterbo, mascherine trasformate in asfalto. Finanziato il progetto Unitus

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Le mascherine che utilizziamo per proteggersi dal Covid finiranno sotto i nostri piedi. La plastica utilizzata per realizzarla infatti può essere riciclata per realizzare dell’asfalto. Il progetto per il riuso dei dispositivi usa e getta è stato curato dall’università della Tuscia ed è stato finanziato dal ministero della transizione ecologica. Il progetto “Supra – Single Use Ppe Reinforced Asphalt” proposto da alcuni ricercatori e professori del Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa coordinati da Marco Marconi docente di disegno e metodi dell’ingegneria industriale, è stato valutato positivamente risultando l’unico finanziato nell’ambito del bando competitivo. Il progetto di durata semestrale, si è avviato alla fine del mese scorso e prevede un budget di 198.135 euro, interamente. 

 

Il bando, che ha premiato il miglior progetto sulla attività di ricerca volta alla riduzione dei rifiuti prodotti da plastica monouso riguarda un’idea progettuale inerente al riuso di rifiuti di plastica monouso derivanti dai dispositivi di protezione individuale sempre più diffusi a causa del protrarsi della pandemia Covid-19. L’obiettivo della ricerca è dimostrare la fattibilità tecnico-economico-ambientale del riuso di rifiuti da Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale). Nello specifico la ricerca coinvolge quelli in tessuto non-tessuto come mascherine chirurgiche, Ffp2, camici e calzari (articoli realizzati a base fibre plastiche) dei quali si prevede un riuso, invece smaltimento nell’indifferenziato, per realizzare asfalti più durevoli considerata l’integrazione nella matrice delle fibre plastiche. Il riuso consentirà la preparazione di conglomerati bituminosi (asfalti) rinforzati. “Tali prodotti avranno performance migliori in termini di resistenza alla rottura e quindi durabilità in confronto ai tradizionali asfalti non rinforzati o rinforzati con altre tipologie di materiali quali fibra di vetro o cellulosa”, si legge in una nota dell’Unitus.

 

Il progetto prevede le seguenti fasi: una prima fase di caratterizzazione (studio) dei rifiuti da Dpi per comprenderne le caratteristiche . Poi c’è la sperimentazione in scala di laboratorio della loro applicazione in conglomerati bituminosi. Una terza fase di definizione del processo produttivo pre-industriale e sperimentazione in casi studio riguardanti pavimentazioni stradali di varia tipologia. Infine una fase di verifica delle performance e dei benefici dello scenario circolare proposto. “In una prospettiva di medio/lungo termine si avranno rilevanti vantaggi dal punto di vista ambientale: da un lato con la riduzione della quantità di rifiuti plastici derivanti da Dpi che attualmente hanno un fine vita non circolare e, dall’altro, grazie all’aumento della vita utile delle pavimentazioni stradali con conseguente riduzione del consumo di risorse per la loro manutenzione o rifacimento”, assicurano dall’università.