Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, cinghiali nei campi. Ora gli agricoltori possono sparare

Massimiliano Conti 
  • a
  • a
  • a

Anche gli agricoltori potranno abbattere i cinghiali che scorrazzano dentro le loro proprietà. Lo prevede un emendamento alla legge di bilancio regionale presentato dal consigliere di Fratelli d’Italia Antonello Aurigemma e finalizzato a proteggere le colture dalle continue invasioni di ungulati. Un problema particolarmente sentito in provincia di Viterbo, dove ormai i cinghiali, la cui proliferazione è da tempo fuori controllo, stanno assediando gli stessi centri abitati. 
“Il mio emendamento consente gli abbattimenti selettivi anche al di fuori di periodi e degli orari, come previsto dalla legge 248 del 2005 - spiega Aurigemma - . In particolare si autorizzano piani di abbattimento speciali entro le 48 ore dalla comprovata emergenza all’interno dei terreni, dando la possibilità di attuarli anche ai proprietari o ai conduttori, purché siano muniti di licenza per l’esercizio venatorio. In questo modo si tutela il patrimonio agricolo, mettendo in campo azioni di contenimento, naturalmente in linea con le norme nazionali e regionali”. 

 

 

Per il presidente della Coldiretti di Viterbo Mauro Pacifici, quello di Aurigemma è un provvedimento che va nella direzione giusta ma che da solo non basta: “E’ arrivato il momento di prendere coscienza di un problema gigantesco, che riguarda ormai tutti i cittadini, e di metterci concretamente le mani - dichiara Pacifici -. I cinghiali non mettono a rischio le colture e le derrate agricole ma la stessa incolumità della popolazione nei centri abitati”. 
Come ricorda il numero uno della Coldiretti, si tratta di un problema ormai ventennale - originato dall’accoppiamento tra cinghiali autoctoni e quelli provenienti dall’Europa dell’Est - ma che solo negli ultimi tempi ha acquisito i connotati dell’emergenza. 

 


 

“Si sono create specie ibride estremamente prolifiche - spiega Pacifici - che per cercare cibo si spingono ormai ovunque, determinando uno squilibrio ambientale e distruggendo la flora e la fauna dei nostri territori: fagiani, starne, lepri, conigli selvatici, per non parlare di tutto quel sottobosco di cui i cinghiali si nutrono”. 
Per il presidente della Coldiretti a un problema complesso va data una risposta complessa: “Servono più azioni mirate e condivise, iniziando intanto col modificare la legge nazionale sul contenimento della fauna selvatica e, a cascata, le leggi regionali. Bisogna introdurre inoltre sistemi di risarcimento per gli agricoltori tramite formule assicurative e non più dirette, quindi adottare strategie di contenimento che contemplino sia l’abbattimento selettivo, creando filiere legate alla trasformazione della carne di cinghiale, sia il prelevamento e il ricollocamento degli esemplari nelle zone di caccia controllate. Da ultimo, è necessario incentivare ricerche e studi per la messa a punto di vaccini o farmaci che possano ridurre in tempi brevi la fertilità di queste specie”.