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Viterbo, elezioni comunali. La partita sul sindaco legata alle politiche e alle regionali

R. V. 
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Dopo il clamore dei primi giorni, sembra all’apparenza sceso il silenzio sulla caduta della giunta Arena e sulle elezioni comunali. Complici in ciò le festività, ma soprattutto l’attesa sull’elezione del capo dello Stato, snodo cruciale per sapere se quest’anno si voterà anche per le politiche. Non sfugge, infatti, che la scelta dei candidati a sindaco sia correlata alle candidature per Parlamento e Regione, tanto più che la Tuscia - a fronte del taglio dei parlamentari e di una legge elettorale regionale che penalizza le province - è rappresentata a Roma da una classe politica prettamente locale, dove cioè non compaiono autorevoli leader nazionali che possano avere in tasca la riconferma. 

 

 

Il più titolato a resistere sembra al momento Mauro Rotelli di FdI, il quale tuttavia, nonostante la stretta vicinanza a Giorgia Meloni, non è affatto detto, vista la concorrenza dei big del partito, che riesca nell’impresa. Forse per questo negli ultimi giorni sono cominciate a circolare voci di una sua possibile candidatura a sindaco, anche se va detto che è più verosimile immaginare un suo passaggio alla Pisana, posto che il consigliere regionale della Tuscia dovrebbe andare sicuramente a FdI. Comunque sia, la partita del sindaco, per Rotelli, che deve stringere alleanze solide per coagulare consenso attorno a sé, è fondamentale. Sul fronte Lega teme di restare fuori dal Parlamento il senatore Umberto Fusco, che per questo sarebbe in marcia di avvicinamento a Calenda. Resosi conto di essere a capo di un partito ingrossato dall’arrivo opportunistico e non convinto di tanta gente, anche lui non può sbagliare neanche una mossa. C’è poi il senatore di FI, Francesco Battistoni: sembra che, dopo l’intesa col Pd in Provincia, che tante polemiche ha sollevato dentro e fuori il partito, speri di trovare una candidatura sicura nelle Marche, ma, trattandosi di una missione tutt’altro che facile, non può permettersi il lusso di compiere errori a Viterbo nonostante la sua lontananza. 

 

In casa Pd, per Enrico Panunzi, dopo 10 anni di Regione, obiettivo Parlamento quasi impossibile: nel collegio allargato non sembra infatti poter competere con i più blasonati concorrenti di Rieti e Civitavecchia, né può sperare di finire nei listini dei leader nazionali. Possibile che punti ad ottenere una deroga per il terzo mandato alla Pisana, ma pure qui, data per certa l’elezione del candidato di FdI, sembra improbabile un ripescaggio laddove nei collegi romani il Pd è più forte che a Viterbo. In tale scenario manca letteralmente ossigeno alle seconde linee dei partiti, che sperano di compiere un balzo in avanti. Cosi accade in FdI, ma soprattutto in FI e Pd. In quest’ultimo caso basti pensare a Stelliferi, Palozzi e Troncarelli, con l’ultima costretta a ripiegare sulla candidatura di sindaco.

 

Infine, una curiosità: mentre la politica trama dietro le quinte, comincerebbero a prendere posizione i potentati economici. Sarebbe il caso del presidente della Camera di commercio, Merlani, e del presidente dell’Ance, Belli, dati come molto attivi sull’asse Forza Italia-Pd (Panunzi-Battistoni-Marini) con però conseguenti malumori di altri costruttori.