Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, scuola e paura Omicron. Si teme il 20% delle assenze tra i docenti

Massimiliano Conti 
  • a
  • a
  • a

Una ripresa delle lezioni più caotica era difficile immaginarla, tra scuole che oggi riapriranno regolarmente e altre che invece resteranno chiuse per scelta di una pattuglia di sindaci “ribelli” alle disposizioni del governo. Da una parte il provveditorato, la Provincia e i Comuni allineati, sostenitori della linea della “fermezza”, dall’altra una buona fetta dei dirigenti scolastici (in 13 nella Tuscia hanno firmato l’appello a Draghi per lo slittamento della riapertura), i sindacati e, appunto, i sindaci di Civita Castellana, Tarquinia, Bolsena, Bagnoregio, Ronciglione e Corchiano, fautori della linea della prudenza. In mezzo le famiglie, con le loro ragioni, tutte legittime, tutte riversate in quel grande sfogatoio delle frustrazioni da Covid che è diventato Facebook. Come sempre le più attive sui social sono le mamme, divise tra quelle lavoratrici che, nei comuni dove da oggi, 10 gennaio,  si torna in Dad, non sapranno dove parcheggiare i figli, quelle iper apprensive, per cui non si scherza con Omicron, e quelle realiste, per cui al Covid ci si dovrà pur abituare. Di sicuro, come ammesso dalla stesso provveditore Daniele Peroni ieri in un’intervista a questo giornale, per i presidi e le segreterie scolastiche non sarà una passeggiata da oggi gestire la didattica in presenza, in mezzo allo stillicidio di contagi, con le quarantene da gestire, i dati da comunicare quotidianamente all’ufficio scolastico regionale e le assenze dei docenti .

 

Secondo stime sindacali, il personale scolastico che da oggi marcherà visita sarà superiore al 20%: “Tra docenti no vax sospesi, docenti contagiati, docenti in quarantena, personale in 104, in congedo parentale o in malattia, coprire tutte le classi sarà un’impresa – prevede Brunella Marconi, segretaria dello Snals -. Per questo rinviare di alcune settimane la ripresa delle lezioni in presenza, come hanno fatto ragionevolmente alcuni sindaci, sarebbe stata una decisione più saggia. Ogni giorno sarà il caos. Pensiamo a cosa succederà ogni volta che verrà scoperto un nuovo positivo nella classe. Riuscirà la Asl a informare le scuole in tempo utile dei nuovi contagi? Già prima di Natale, quando ancora la situazione era sotto controllo, le quarantene venivano attivate con diversi giorni di ritardo, figuriamoci ora”. 
La linea dell’obbedienza al governo è emersa tuttavia chiaramente come maggioritaria nella riunione che si è svolta nel tardo pomeriggio di sabato in Provincia, ribattezzata dal nuovo presidente Alessandro Romoli “casa dei Comuni”. Erano presenti la Asl, rappresentata dai dottori Brustolin, Carai e Chiatti, il provveditore Peroni e la quasi totalità dei sindaci, in qualità di massime autorità sanitarie locali. La posizione emersa è che “la scuola è e rimane lo spazio più sicuro”. 

 

“L’andamento della pandemia – si legge in una nota di Palazzo Gentili - è sicuramente preoccupante per il diffondersi del contagio che però si manifesta per il 90% dei casi in forma asintomatica o lieve. Il combinato disposto di questi due elementi ha trovato nell’assemblea dei sindaci, oltre alla volontà di adottare per quanto possibile un atteggiamento unitario sul territorio provinciale, l’assoluta consapevolezza che chiudere le scuole in questa fase non provocherebbe nessun giovamento per il contenimento del Covid 19 . Si è tornati sull’opportunità di sensibilizzare anche la popolazione scolastica sulla necessità di sottoporsi al vaccino anti Covid. Naturalmente occorre da parte delle amministrazioni comunali, delle istituzioni scolastiche e sanitarie coinvolte un monitoraggio quotidiano il quale consentirà ai sindaci di poter adottare, ove le condizioni sanitarie lo richiedessero, i necessari ed adeguati provvedimenti”. L’impressione è che chi non partirà in Dad già oggi ci finirà comunque nei prossimi giorni.