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Lazio, emergenza Omicron. Mancano 10 mila operatori sanitari

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“Il servizio sanitario del Lazio è in codice rosso”. Lo denunciano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, secondo i quali la situazione pandemica sta facendo emergere una situazione ormai fuori controllo. Alle carenze di organico si sommano infatti le assenze di medici, infermieri e altri operatori contagiati o in quarantena. Si parla, secondo una stima del Nursing Up, di un 30% di operatori fuori servizio. “Il personale - dicono i sindacati - è ormai ridotto allo stremo. Non basta più ricorrere alle prestazioni in orario aggiuntivo e ai turni di straordinario”. Dunque, “per garantire quel diritto alla salute che rischia seriamente di essere compromesso”, serve urgentemente procedere alle assunzioni di personale programmate per ricoprire i vuoti nelle piante organiche. In tutto il Lazio, tra medici, infermieri, operatori socioassistenziali e amministrativi, mancherebbero 10 mila unità.

 

 

“Il personale - spiegano i sindacati - manca nelle dotazioni organiche di ogni singola azienda sanitaria. Mancano gli addetti all’assistenza primaria come infermieri, tecnici di radiologia, di laboratorio, della riabilitazione, della prevenzione e operatori socio sanitari, così come manca il personale amministrativo necessario a garantire la gestione dei processi: dagli acquisti al trattamento del personale fino ai conti economici e di bilancio. La carenza di personale affligge tutte le articolazioni della sanità pubblica regionale ed è diventata insostenibile”.  Qualche esempio: alla Asl Roma 1, e solo al presidio ospedaliero del San Filippo Neri, mancano 120 infermieri e 60 oss; alla Roma 2 per fronteggiare l’emergenza si ricorre all’utilizzo di personale esternalizzato di qualche cooperativa, al Policlinico Umberto I mancano 250 infermieri e 300 operatori socio assistenziali; a Tor Vergata si chiudono posti letto e si riducono servizi per garantire l’emergenza; alla Asl Latina siamo sotto di non meno di 100 infermieri e 250 oss, oltre a circa 150 unità tra tecnici di radiologia, di laboratorio, fisioterapisti, tecnici ortopedici, ortopedici. “I dati - fanno notare Cgil, Cisl e Uil - sono solo un esempio di una voragine diffusa in ogni struttura sanitaria regionale, per una carenza complessiva stimata in oltre 10 mila unità”. 

 

Le riduzioni delle attività sanitarie, le chiusure di interi reparti, l’allungamento all’infinito dei tempi di attesa per le prestazioni sono ormai prassi comune per garantire la continuità assistenziale: “Altro esempio - aggiungono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini - è la cronica giacenza di almeno 50 ambulanze con i pazienti a bordo che debbono sostare davanti ai pronto soccorso per la congestione degli accessi. Bisogna procedere velocemente a chiamare dalle graduatorie esistenti, terminando la graduatoria del Sant’Andrea e, contemporaneamente attivare, al più presto, le procedure concorsuali che abbiamo concordato con la Regione per avviare nel più breve temo possibile i bandi di concorso per infermieri già deliberato dalla Asl Roma 2 per oltre 1500 posti. E poi dare avvio al concorso per operatori sanitari specializzati che come capo fila di tutte le aziende sanitarie doveva già da tempo essere stato espletato a Tor Vergata. E infine far partire il concorso per il personale dell’Ares 118 di cui ancora non abbiamo traccia”.