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Viterbo, botte e violenze dal marito padrone: “Sono salva grazie a mia figlia”

Valeria Terranova
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Denunciò l’ex marito dopo l’ennesimo episodio di violenza. L’uomo è finito a giudizio con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ed è attualmente sottoposto al divieto di avvicinamento. I fatti si svolsero a Nepi la sera del 29 luglio 2020. Secondo le ipotesi accusatorie, l’imputato, originario di Nepi, picchiò la figlia quindicenne in strada e scappò in macchina con l’altro figlioletto di 10 anni. “Se mia figlia non mi avesse detto che se non avessi chiamato io i militari lo avrebbe fatto lei, io non lo avrei mai denunciato. Ero terrorizzata. Non ho avuto mai la forza di dire basta”, ha raccontato a settembre scorso la quarantenne che nell’estate 2020 decise di porre fine ad anni di maltrattamenti e soprusi da parte dell’ex coniuge.

 

 

“All’inizio della nostra relazione era aggressivo solo con me. Poi, quando ci siamo sposati e sono arrivati i bambini lo è diventato anche con loro - ha ricordato la donna -. Si ingelosiva per qualsiasi cosa e si trasformava. Nonostante mi pestasse anche davanti ai nostri figli, subito dopo sminuiva quello che mi aveva fatto poco prima”. Durante la deposizione, la giovane mamma, costituitasi parte civile con l’avvocato Luca Chiodi, ha riferito che circa sei anni fa la figlia riprese con il cellulare una delle tante aggressioni e mandò la registrazione alla zia materna. Video che agli atti del procedimento a carico dell’uomo. “Una sera rientrando a casa trovai mia figlia con una ferita sulla gamba a causa di una cinghiata che il mio ex marito le aveva sferrato. Non sopportava che i ragazzi litigassero e metteva loro le mani addosso - ha proseguito la vittima -. Capitava anche che mio figlio dormisse con noi, per paura che il padre potesse menarmi”.

 

 

La quarantenne, sollecitata dalle domande del pubblico ministero Chiara Capezzuto, ha chiarito in che cosa consistessero questi attacchi fisici nei suoi confronti, riferendosi anche alle dinamiche relative al contesto famigliare. “Mi dava cazzotti sulla schiena, pizze in faccia, mi afferrava per i capelli e mi strattonava - ha spiegato la donna -. Avevo paura di andare al pronto soccorso o di rivolgermi alle autorità. Mi vergognavo di dirlo ai miei genitori, che sono persone grandi. Circa sei anni fa avevamo litigato perché lui pretendeva di avere un rapporto sessuale. Mi fece talmente male che mi strappò il lobo di un orecchio. A quel punto chiamai mia suocera e mia cognata, che nonostante fossero poi intervenute raggiungendoci a casa mi dissero che non avrei dovuto andar via per via dei bambini che all’epoca erano ancora piccoli. Loro sapevano cosa avveniva e speravo che mi capissero. I miei genitori no. Tra loro non ci sono mai stati problemi del genere. Stamani mia figlia non doveva essere qui. Io non ho giustificazioni perché ho sopportato per troppo tempo. Ho rovinato tutto e ho mandato avanti una situazione che non doveva arrivare a questo punto”. Nel corso della seduta è stata sentita, nascosta dal paravento, la figlia adolescente mentre l’altro figlio della coppia verrà ascoltato in modalità protetta il prossimo 18 gennaio.