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Viterbo, paese delle fiabe. Respinto ricorso contro Comune

Massimiliano Conti 
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Inammissibile e infondato. Così il tribunale di Viterbo ha giudicato il ricorso presentato dall’associazione Acas contro l’ormai famosa delibera dei “tre porcellini”, quella con cui l’amministrazione Arena aveva affidato all’associazione orvietana il Cosmonauta, al prezzo di 10 mila euro, la realizzazione di un murales sulla facciata della scuola di Sant’Angelo di Roccalvecce
Il giudice Maria Carmela Magarò ha dichiarato l’incompetenza del tribunale di Viterbo rimandando il tutto alle sezione specializzata per le imprese del tribunale di Roma condannando al contempo l’Acas a rifondere al Comune cinquemila euro di spese legali. 
La storia è nota. L’associazione Acas è quella che negli ultimi anni ha trasformato, con una serie di murales a tema fantastico dipinti sulle facciate degli edifici, l’anonima frazione viterbese nel “paese delle fiabe”, ormai noto a livello nazionale. 

 

 

La fiaba di Sant’Angelo è finita però in tribunale e con una causa milionaria intentata dall’associazione guidata da Federico Chiovelli nei confronti di Palazzo dei Priori. L’Acas, come si legge nel ricorso, accusava l’ormai ex amministrazione Arena di aver posto in essere “un comportamento ostruzionistico, nonché pratiche di appropriazione illegittima e illecita” nonché “di plagio del progetto creativo”. 
Quest’ultima contestazione riguardava per l’appunto l’affidamento all’associazione orvietana del murales dei “Tre porcellini”. 
L’Acas, per la cronaca, ha poi bruciato sul tempo il Comune facendo realizzare sullo stesso tema un murales sulla facciata di un edificio in via della Chiesa. Nel ricorso presentato al tribunale di Viterbo Chiovelli chiedeva, come detto, il ritiro in autotutela della delibera in questione. 
Da parte sua, il Comune eccepiva innanzitutto l’incompetenza del tribunale, nonché il difetto di giurisdizione del giudice ordinario essendo richiesto il ritiro o l’annullamento di un atto amministrativo. 

 

Per il legale di Palazzo dei Priori inoltre la tutela del diritto d’autore, pretesa dall’Acas, “spetterebbe unicamente ai singoli artefici delle opere”. E ancora: essendo di proprietà comunale l’immobile sul quale doveva essere realizzato il murales oggetto della delibera, ovvero la scuola di Sant’Angelo, “non era configurabile il diritto di autore in capo all’associazione e non sussisteva alcuna appropriazione dell’idea da parte del Comune ma solo il perseguimento di un progetto comune”.