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Viterbo Covid, la Asl blocca il rientro al lavoro di medici e infermieri no vax

Massimiliano Conti
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In tutta la Asl di Viterbo sono poco meno di 40 i lavoratori no vax tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Undici di questi sono stati sospesi nei mesi scorsi per effetto del decreto legge 172/2021, quello che ha stabilito l’obbligo del Green pass. I provvedimenti di sospensione, in mancanza di una nuova procedura, scadono però il 31 dicembre. Ragione per cui dal 1° gennaio questi operatori sanitari potrebbero ripresentarsi al lavoro. Del tutto legittimamente secondo il sindacato Nursing Up, che invita gli interessati a farlo, onde evitare di perdere la possibilità di impugnare la sospensione. E’ di diverso parere, invece, Mario Curzi, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, secondo cui la vaccinazione è diventata ormai una precondizione necessaria e “cogente” anche per chi, soltanto laureato, vuole iscriversi allo stesso ordine. “Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 12 giugno 2022 – sostiene Curzi – e non c’è quindi alcuna possibilità per gli operatori sospesi di rientrare al lavoro a gennaio. Presto sarà messa anche a disposizione degli ordini professionali una piattaforma nazionale per verificare in tempo reale la vaccinazione degli iscritti da comunicare poi alla federazione e al datore di lavoro”. 

 

Un problema tuttavia esiste. Nei confronti degli operatori sospesi va avviata una nuova procedura di sospensione. “In base all’articolo 1 del decreto 172 – afferma il segretario provinciale del Nursing Up Mario Perazzoni - occorre riconoscere ai medesimi soggetti circa 25 giorni di tempo nella loro massima estensione (5 + 20) per mettersi in regola. Nel frattempo essi possono accedere al lavoro con tampone antigenico valido 48 ore”. 
Intanto la Asl di Viterbo, come le altre aziende sanitarie, allarmate dagli effetti del mancato rinnovo della procedura, sta invitando in questi giorni con circolari generali i sanitari sospesi a non presentarsi al lavoro, minacciando sanzioni e conseguenze disciplinari. 
Per il Nursing Up si tratta di un’interpretazione sbagliata, “che può comportare, addirittura, la perdita da parte del sanitario, della possibilità di impugnare la sospensione”. 
“Il precedente provvedimento di sospensione – continua il sindacalista - cessa i propri effetti il 31 dicembre e come tale non è più impugnabile al fine di revocare la sospensione, salvo la richiesta di emolumenti non pagati e risarcimento di danni economici ed esistenziali. Inoltre, se ci si autosospende senza presentarsi al lavoro dal primo gennaio, mancherà un nuovo provvedimento di sospensione da impugnare. Appare dunque chiaro che il dipendente che non si presenta al lavoro rimane senza tutela processuale”. 

 


 

“Inoltre, sugli ordini professionali – è sempre Perazzoni a parlare – incombe la necessità di revocare motu proprio il provvedimento di sospensione, che se mantenuto oltre il 31 dicembre esporrebbe i medesimi ordini e i loro organi a gravi responsabilità personali”. Di qui l’invito che il Nursing Up rivolte a tutti i dipendenti interessati a spedire entro domani una pec o raccomandata in cui “si intima all’ordine l’immediata revoca della sospensione, dovendosi considerare, in ogni caso, ex lege, priva di effetti al primo gennaio”. 
Da ultimo, il sindacato contesta alla Asl il mancato pagamento della tredicesima al personale sospeso, definendolo, senza mezzi termini, un abuso: “La legge prevede che i mesi del 2021, almeno sette, in cui si è lavorato regolarmente concorrano a far maturare comunque la mensilità natalizia”.