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Viterbo, professore ucciso. Cesaris trasferito nel carcere di Civitavecchia

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E’ stato trasferito nel carcere Borgata Aurelia di Civitavecchia, dove sarebbe sorvegliato a vista, Claudio Cesaris, il tecnico universitario in pensione di 68 anni che ha confessato l’omicidio di Dario Angeletti, biologo marino 51enne dell’Università della Tuscia ucciso a colpi di pistola il 7 dicembre scorso all’interno della sua auto nel parcheggio delle Saline, a Tarquinia Lido. Secondo gli investigatori Cesaris avrebbe freddato il biologo per gelosia, visto che Angeletti era collega di lavoro di una ricercatrice 39enne di Pavia di cui l’omicida era ossessionato. Una donna che l’uomo originario di Melegnano, in provincia di Milano, aveva conosciuto durante la sua attività di tecnico di laboratorio all’universitàdi Pavia, e per la quale si era anche separato dalla moglie.

Dopo la fine della loro relazione Cesaris non era dato per vinto, tant’è che aveva scelto di seguire la ricercatrice anche nella Tuscia, dove la donna si era trasferita per lavoro nel giugno dello scorso anno e dove, appunto, aveva conosciuto Dario Angeletti, insieme al quale lavorava nel dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell’Unitus. Cesaris per stare vicino alla 39enne aveva preso in affitto un appartamento in via Cardona 112, nella frazione di San Martino, dove come si ricorderà era stato prelevato dai carabinieri la sera stessa del delitto. I militari erano arrivati a lui dopo aver visionato una delle telecamere installate dal Comune di Tarquinia nell’area del parcheggio delle Saline, che avevano immortalato sia l’auto dell’omicida che quella della vittima nell’ora in cui si era consumato il delitto.

“Un raptus di follia”, come lo ha sempre definito Cesaris, mentre gli inquirenti sono convinti che il 68enne abbia pianificato l’uccisione dell’ex collega pedinandolo sin dalle prime ore di quel martedì 7 dicembre. Per avvalorare questa ipotesi gli investigatori stanno effettuando in queste ore gli esami irripetibili sul materiale multimediale sequestrato sia a Cesaris, ma anche al professor Dario Angeletti e alla ricercatrice. Telefonini, pc, macchine fotografiche al setaccio per cercare di ricostruire la relazione esistente tra i tre, che Cesaris avrebbe voluto troncare brutalmente uccidendo Angeletti, convinto secondo gli investigatori che tra il biologo e la ricercatrice ci fosse qualcosa in più di un normale rapporto di lavoro.