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Viterbo, dimissioni sindaco Giovanni Arena. L'epilogo della crisi frutto di rotture insanabili

Mattia Ugolini
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L’amministrazione Arena è caduta. Le dimissioni del sindaco, rassegnate nel pomeriggio di ieri, martedì 21 dicembre, hanno dato seguito alle ipotesi paventate negli ultimi giorni. 
Dopo la vittoria di Romoli, è stata tutta un’escalation di tensioni. Prima la quarta commissione sconvocata dal salviniano Caporossi, poi la terza annullata ieri mattina dall’azzurro Muroni, che ha di fatto fermato ogni tipo di riavvicinamento tra le parti. Infine, la seduta consiliare, sempre di ieri, mandata deserta, ed il “vado a dimettermi” di Arena.

 

Nel mezzo, le dimissioni da capogruppo di Marini ed il gesto, recepito come una provocazione, del coordinatore di FI Di Sorte, che aveva sventolato, al momento della proclamazione di Romoli, la bandiera del partito. A suggellare il tutto vari problemi di natura personale ormai sopraggiunti tra Arena, Marini ed il resto della coalizione. Il primo cittadino si è arreso, rassegnando le proprie dimissioni irrevocabili anche in virtù dell’azione del Consiglio. Addio ai progetti e ai programmi per il 2022, ora sarà compito di un commissario garantire l’ordinaria amministrazione e traghettare il capoluogo a nuove elezioni in primavera, probabilmente a fine maggio.

 

Per il gruppo berlusconiano viterbese, invece, potrebbero arrivare ulteriori problemi. Secondo indiscrezioni trapelate da fonti interne a FI, lo stato maggiore del partito non sarebbe stato informato per tempo di tutti i movimenti ed ora regnerebbe l’irritazione. In ogni caso, il punto è che Lega e FdI non avrebbero mai lasciato a FI la guida di Viterbo e di Palazzo Gentili, a maggior ragione dopo l’accordo con il Pd panunziano. A nulla sono serviti gli avvertimenti, e allora Rotelli, Fusco e Giulivi sono passati all’azione. Con quest’ultimo forte dell’appoggio del segretario regionale Durigon.