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Viterbo, in sciopero i lavoratori di Aquilanti. Saltata la trattativa con un imprenditore interessato a ricapitalizzare

Daniela Venanzi
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Da ieri, martedì 21 dicembre,  i lavoratori della Aquilanti spa sono in sciopero ad oltranza. Le ultime speranze appese alla trattativa con un imprenditore di Città di Castello, rimasto sconosciuto, sono svanite d’un colpo. A darne notizia uno dei sindacalisti che fin dall’inizio aveva seguito la trattativa, Guido Calà della Fisascat Cisl: “Purtroppo, per motivi di cui non sappiamo nulla - dice lo stesso sindacalista - è stato calato il sipario su questa vicenda, in modo brusco e completamente inaspettato. E questo per i lavoratori e le famiglie interessate, che da ottobre non prendono più neanche lo stipendio, è stato un duro colpo. Proprio perché ormai sembrava tutto sulla via di una soluzione a lieto fine”.

 

 

La vicenda, è bene ricordare, comincia con una prima ipotesi, attraverso una proposta vincolante datata 15 novembre 2021 e che prevedeva l’affitto, finalizzato al successivo acquisto del ramo d’azienda della Aquilanti, costituito da 10 filiali, praticamente tutte, con la sola esclusione di Roma Castel Giubileo. La proposta però non era stata ritenuta accoglibile dagli organi della procedura di concordato e si era così passati ad una diversa formula che prevedeva invece un ingresso nel capitale sociale della Aquilanti, l’impegno del terzo a ricapitalizzare la società, a fornirla di magazzino e a rispettare quanto previsto dal concordato. “A questo punto sembrava praticamente tutto avviato a conclusione - spiega ancora Guido Calà - si doveva aspettare soltanto il 17 dicembre, giorno in cui il terzo avrebbe dovuto dare formalmente e sostanzialmente l’ok, su sollecitazione e dopo alcuni rinvii, seguito agli impegni assunti. Mentre è accaduto esattamente il contrario”. Pare infatti che l’imprenditore, con motivazioni che sembrano sulla carta senza reali fondamenta abbia all’ultimo momento comunicato la volontà a non dare seguito all’operazione.

 

 

Cosa sia scattato improvvisamente da fare, in modo repentino, cambiare idea all’imprenditore di Città di Castello, è difficile da comprendere. “Questo non lo sapremo mai - conclude Guido Calà - fatto è che da una definizione positiva della vicenda a cui ormai ci eravamo avviati, e per la quale avevamo tanto sperato, oggi siamo a parlare di sciopero a oltranza dei circa venti dipendenti rimasti a Viterbo, e di un Natale per le loro famiglie tutto da dimenticare”. A questo punto, oltre agli aspetti legali della vicenda, nelle pieghe delle quali si dovrà verificare un eventuale comportamento foriero di danni per la Aquilanti stessa, probabilmente l’ultimo passo è quello inevitabile liquidatorio della società. Con la fine di una storia gloriosa, per questa azienda che tanto aveva dato alla città di Viterbo in tutti questi anni di esistenza.