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Viterbo, raccolta firme FdI-Lega per fare cadere Arena

Massimiliano Conti
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Non si sono fatti attendere a Palazzo dei Priori i contraccolpi dell’elezione di Alessandro Romoli (FI) a presidente della Provincia, con il sostegno del Pd, e anche M5S e Calenda. Sulla testa del sindaco Giovanni Arena pendono già 15 firme di sfiducia raccolte in poche ore dagli ormai quasi ex alleati: FdI, Lega e Fondazione. Se queste si tradurranno in un atto notarile – come quello che mandò a casa nel 2015 l’allora sindaco di Roma Ignazio Marino – o in una mozione da presentare in consiglio comunale, al momento non è stato deciso. Certo è che meloniani, salviniani e santucciani dicono di essere pronti ad andare fino in fondo, salvo retromarce dell’ultimo momento che in politica sono sempre possibili. Pressoché impossibile è invece che Forza Italia accetti le condizioni poste dal senatore leghista Umberto Fusco al collega e sottosegretario di Forza Italia Francesco Battistoni: le dimissioni del neoeletto Romoli e il ritorno alle urne a Palazzo Gentili. Dal canto suo, Giulio Marini, eletto di nuovo in consiglio provinciale si è dimesso per ragioni di opportunità da capogruppo a Palazzo dei Priori. Intanto la quarta commissione che ieri mattina doveva iniziare a discutere della nuova Macchina di Santa Rosa è stata sconvocata già domenica sera dal presidente leghista Stefano Caporossi, mentre il consiglio comunale di oggi salterà per mancanza del numero legale.

Voci di corridoio ieri pomeriggio parlavano di una possibile riunione dal notaio già giovedì pomeriggio, una volta incassata la firma pure della consigliera di minoranza Chiara Frontini, attualmente all’estero. Più probabile che FdI, Lega e Fondazione lascino passare se non Capodanno almeno il Natale per schiarirsi bene le idee, anche nel tentativo di coinvolgere nella sfiducia l’opposizione. Le firme raccolte, come detto, al momento sono 15: 6 tra i meloniani, 7 tra i salviniani e due di Fondazione. All’appello manca quella di Paola Bugiotti, che i bene informati danno pronta a rientrare in Forza Italia dopo il passaggio nella Lega. Da domenica sera è iniziato nel centrodestra un concitato giro di consultazioni, telefoniche e non, tra gruppi consiliari e dirigenti. A esacerbare la tensione venutasi a creare subito dopo la proclamazione di Romoli a presidente, sono stati i festeggiamenti nell’ufficio del sindaco Arena. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per niente apprezzato anche lo sventolio della bandiera forzista nell’androne di Palazzo Gentili da parte del coordinatore provinciale Andrea Di Sorte. Quanto ad Arena, si ritrova suo malgrado a fare il capro espiatorio di una situazione che fosse stato per lui non si sarebbe creata: “Non ho nulla da rimproverarmi, la mia coscienza è a posto – confida il primo cittadino -. Ognuno è libero di prendere le decisioni che crede, ma ricordo che a Latina, a fronte di un copione analogo andato in scena in Provincia, il Comune è stato tenuto fuori. Non vedo perché si debba dare per forza una valenza politica a dinamiche esterne al Comune. Non nutro alcun sentimento di rabbia o rancore nei confronti di nessuno: sono un fatalista, succederà quello che deve succedere. Di sicuro io ho dato in questi anni il massimo, dando sempre ascolto e spazio a tutti, forse peccando di eccessiva moderazione. Nessuno potrà dire che sono stato un despota, non ho mai posto il veto alle richieste degli alleati. D’altra parte, il mio sostegno a Romoli era inevitabile. Anche se ho manifestato le mie perplessità, proprio per le ricadute che questa scelta avrebbe determinato in Comune, da uomo di partito quale sono da trent’anni ho votato per il candidato di Forza Italia”. Arena si augura tuttavia che alla fine il senso di responsabilità prevalga su scelte che, dice, adesso sarebbero solo dettate dall’istinto: “Abbiamo un’occasione unica di sfruttare i fondi del Recovery Plan – conclude -. L’arrivo di un commissario, che gestirebbe solo l’ordinaria amministrazione, è un’ipotesi da scongiurare”.

Da parte sua, il deputato Mauro Rotelli, il più alto in grado tra i meloniani, sembra avvalorare le previsioni più drammatiche: “Per natura sono ottimista ma è chiaro che quello che è successo in Provincia ha determinato di fatto lo sfaldamento della coalizione. Vedo in giro una superficialità imbarazzante, forse sono state sottovalutate le conseguenze di scelte troppo disinvolte, che sembrano compiute più da ragazzini che da persone con molta esperienza politica alle spalle. La difesa dell’unità della coalizione, in alternativa a Zingaretti e alla sinistra, anche in un ente di secondo livello come la Provincia, per noi era e resta una priorità”. La giornata cruciale per le sorti dell’amministrazione Arena potrebbe essere quella di giovedì, antivigilia di Natale: è in programma infatti un nuovo consiglio comunale dedicato ai progetti sulla qualità dell’abitare. Vista la posta in palio – 37 milioni di euro di finanziamenti – la seduta si terrà sicuramente. Su quello che succederà dopo sono aperte invece le scommesse.