Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, infermieri e barellieri del 118 precari. "La Regione ignora le nostre

Massimiliano Conti
  • a
  • a
  • a

Ancora prima dei medici che lavorano negli ospedali, sono loro la prima linea sul fronte del Covid: infermieri, barellieri e autisti del 118. Sono 1.500 nel Lazio, un centinaio a Viterbo e per loro quello in arrivo sarà l’ennesimo Natale di incertezza e di precarietà. Pur avendo formalmente dei contratti a tempo indeterminato, questi operatori non sono infatti in forze all’Ares ma alle varie società e cooperative che gestiscono in convenzione l’emergenza sul territorio regionale e che un domani, quando il servizio verrà reinternalizzato (entro il 2024), finiranno a spasso. Per questo attendono ancora che l’assessore regionale Alessio D’Amato batta un colpo e, trascorse le feste, sono pronti di nuovo a far sentire in piazza la loro voce. 

 


 

“Siamo nella stessa situazione di qualche mese fa – spiega il segretario generale del sindacato Confail Sanità, Vinicio Amici - . In Regione non ci si filano, come se quello che svolgiamo non sia un servizio di vitale importanza, soprattutto in questa fase di ripresa dei contagi”. Amici dà qualche numero: per otto chiamate di media al 118 che arrivano per singolo turno, la metà, se non addirittura i tre quarti, riguardano casi Covid. 
L’assessore D’Amato è però stato chiaro: nella sanità si entra solo attraverso concorsi. Tipo, tanto per fare un esempio, quello ormai famoso bandito dalla Asl di Latina e finito al centro di un’inchiesta giudiziaria. 
“Noi non chiediamo corsie preferenziali ma solo che venga riconosciuta nel punteggio l’esperienza che abbiamo maturato in questi anni”, sottolinea Amici, che con D’Amato ha avuto nei mesi scorsi anche un aspro confronto televisivo su La7. “L’assessore è un disco rotto che ripete sempre le stesse cose, e cioè che verificherà la possibilità di riconoscere la nostra esperienza nelle procedure concorsuali. All’atto pratico però non fa nulla. Nel frattempo, invece dei precari storici, la Regione internalizza tramite concorso 400 autisti di ambulanza, la maggioranza dei quali non ha mai guidato un mezzo di soccorso in vita sua. Con tutto il rispetto, noi che lavoriamo nell’emergenza sanitaria trasportiamo esseri umani, malati, non pacchi Amazon” .

 

Gli operatori del 118 esternalizzati si sentono vittime di una vera e propria discriminazione: nella legge di bilancio approvata a novembre il governo ha previsto infatti 690 milioni di euro nel 2022 e 625 a regime per stabilizzare tutti i sanitari, medici e infermieri, reclutati durante la pandemia. “Il provvedimento riguarda solo i precari che lavorano negli ospedali - è sempre Amici a parlare - mentre noi che lavoriamo nell’emergenza per società o cooperative esterne non veniamo calcolati. Siamo operatori di serie B, spesso pagati in ritardo, a volte non pagati, a volte lasciati senza tredicesima. Questo settore è una giungla e noi siamo gli animali da sacrificare”.