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Viterbo, omicidio Dario Angeletti. Al setaccio il cellulare e il pc portatile di Angeletti

Paolo Di Basilio
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La verità potrebbe essere nascosta nelle memorie di uno smartphone e un computer portatile. I due dispositivi sono stati sequestrati nell’abitazione che Claudio Cesaris, il pensionato che ha confessato di aver ucciso Dario Angeletti sparandogli due colpi alla testa, aveva preso in affitto a San Martino al Cimino. Lì all’alba dell’8 dicembre, poche ore dopo il delitto avvenuto intorno alle 13 del giorno precedente, i carabinieri arrivarono per perquisire l’abitazione di quello che all’epoca era il principale sospettato. Poi, proprio durante le operazione, Cesaris che ha 68 anni e soffre di diabete, ha avuto un malore ed è stato portato a Belcolle dove poi è stato arrestato. Ora si trova nel carcere di Civitavecchia indagato per omicidio.

 

 

Durante l’interrogatorio davanti al gip Savina Poli, che si è svolto venerdì 10 dicembre nel reparto detentivo di Belcolle, il tecnico universitario in pensione (lavorava a Pavia) ha confessato di aver sparato ma, allo stesso tempo, ha negato di aver pianificato l’uccisione del biologo marino professore dell’università della Tuscia.  Ha raccontato che il giorno del delitto si era recato all’Oasi delle Saline a Tarquinia per fare delle foto agli uccelli in volo. 
Il fatto è che proprio nell’oasi c’è anche il centro ittiogenico dell’Università della Tuscia dove lavorava Angeletti ma, soprattutto, la ricercatrice 39enne per la quale il pensionato aveva perso la testa e per la quale aveva prima lasciato la famiglia, poi la Lombardia per riconquistarla. Cesaris dice di aver fermato l’auto di Angeletti a circa un chilometro e mezzo dal parcheggio dove è avvenuto il delitto. Al gip ha raccontato di aver avuto una crisi ipoglicemica e di aver fermato l’auto di Angeletti al quale ha chiesto di accompagnarlo alla sua auto dove aveva una Coca Cola. Strada facendo - meno di due minuti in auto - il professore avrebbe parlato della ricercatrice e Cesaris, accecato dalla gelosia, gli ha sparato. Un racconto che, come detto più volte non convince. Ci sono i filmati registrati dalla telecamera che punta sul parcheggio delle Saline che quel 7 dicembre vedono arrivare l’auto di Cesaris poco prima delle 9, poi riprendono il pensionato incamminarsi lungo la strada che va all’oasi. A metà mattinata lo riprendono ancora nel parcheggio. Faceva su è giù per quella strada dove sarebbe passato Angeletti.

 

Alcune novità potrebbero arrivare dall’analisi dello smartphone Samsung e dal portatile. Ci sono foto archiviate? Sono solo quelle degli uccelli o ci sono anche foto della ricercatrice o di Angeletti? Poi gli inquirenti stanno cercando di capire il percorso che Cesaris fatto per tornare a San Martino. Intorno alle 16, 30 stava in un negozio del paesino a comprare del formaggio come ha detto la titolare alla trasmissione di Rete 4 Quarto Grado. Ma nel tragitto si è disfatto della pistola e di un gilet probabilmente insanguinato. Il gps del telefono potrebbe indicare dove si è fermato.