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Viterbo, professore ucciso. Svelato mistero della pistola. Cesaris l'aveva trovata nel fondo di zio militare

Beatrice Masci
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Claudio Cesaris, reo confesso dell’omicidio del professore dell’Unitus Dario Angeletti, ha lasciato il reparto protetto di Belcolle per essere trasferito nel carcere di Mammagialla. Nonostante la sua confessione, proseguono le indagini della Procura di Civitavecchia. Restano infatti molte ombre sulla morte di Angeletti e soprattutto non è ancora stata trovata l’arma del delitto, una pistola calibro 6,35 che Cesaris ha detto di aver gettato dopo aver esploso due colpi da distanza ravvicinata dietro l’orecchio destro del professore. Dell’omicidio è tornata ad occuparsi la trasmissione Quarto Grado, che ha incentrato parte del programma proprio sull’arma, sostenendo che la pistola appartenga a un parente di Cesaris, un ex militare in pensione. Il 68enne ha sempre detto, al contrario, di aver trovato l’arma durante uno dei suoi giri nei boschi.

La verità, a quanto si apprende, è che l’arma sarebbe effettivamente stata trovata dall’uomo durante uno dei suoi giri, ma non tra i boschi, bensì in un terreno di sua proprietà, ereditato alla morte del padre. Il terreno con annessa abitazione, infatti, apparteneva a uno zio di Cesaris, un ex militare in pensione, ed ora appartiene a lui. L’uomo, tuttavia, non avrebbe mai detto dove ha gettato l’arma. La trasmissione si è inoltre soffermata a lungo sulle immagini delle telecamere che hanno ripreso Cesaris prima e dopo l’omicidio. Il pensionato è arrivato nell’area a bordo della sua auto poco prima delle 9. Ha parcheggiato e poi è stato ripreso mentre camminava verso le Saline. Secondo il suo racconto aveva intenzione di fotografare gli uccelli. Poi, però, le telecamere lo inquadrano nuovamente mentre torna indietro, verso la sua auto, per poi ripartire di nuovo, sempre a piedi, verso le Saline. Due passaggi fondamentali, come se Cesaris aspettasse qualcuno. Viene nuovamente inquadrato alle 13, quando lo si vede salire nell’auto del professore, al quale, secondo il suo racconto, avrebbe chiesto aiuto perché colpito da un abbassamento glicemico.

I suoi passaggi avanti e indietro nell’area pongono molte domande. Non è escluso che aspettasse proprio il professore, perché sapeva che lui ogni giorno andava al negozio a comprare un panino. Se Cesaris sapeva degli spostamenti, tanto da passeggiare avanti e indietro fino al suo arrivo, è facile pensare che nei giorni precedenti lo abbia seguito. Non convince gli inquirenti neppure la spiegazione: “Ho chiesto aiuto a causa di un improvviso calo glicemico”. Difficile da credere, visto che poi si è allontanato in auto senza assumere medicine, necessarie in situazioni simili. Dubbi che inducono gli inquirenti a proseguire le indagini.