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Viterbo, incendio distrugge otto appartamenti a Montefiascone. A processo geometra e titolare della ditta per la ristrutturazione

Valeria Terranova 
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Sfilano i tanto attesi ex inquilini coinvolti nel processo ai due imputati accusati di incendio colposo per il rogo che nel settembre del 2015 distrusse 8 appartamenti mansardati, ricavati a seguito della riqualificazione di un vecchio edificio scolastico, in via Tagliamento a Montefiascone. In 18 si costituirono parti civili nel procedimento contro un geometra, figlio di una condomina, e il titolare della ditta cui competevano i lavori di ristrutturazione. Le vittime sentite giovedì in aula hanno raccontato dei danni causati agli appartamenti interessati dalle fiamme e dei disagi a cui sono andati incontro successivamente. Una di loro ha riferito che in quegli istanti pensò solo a prendere il gatto e uscire di corsa e che non era informata dei lavori che si stavano realizzando sul tetto del palazzo e di essere andata in albergo per qualche tempo.

 

Un’altra inquilina ha spiegato di aver dovuto disfarsi di mobili e abiti, ormai inutilizzabili e di ricordare di lavori di risanamento per via di una perdita idraulica che avrebbero interessato l’abitazione del quinto piano, ma che all’epoca non fossero stati ancora deliberati dall’assemblea condominiale. Secondo l’avvocato Giovanni Labate, le deposizioni delle parti offese non hanno fatto luce su chi fosse stato presente al momento dell’incendio, sulle cause che portarono all’innesco delle fiamme.
Il rogo in via Tagliamento divampò la mattina del 9 settembre 2015, intorno alle 10, dal tetto di una palazzina di quattro piani. Il fuoco compromise anche gli impianti dell’edificio, determinando danni per migliaia di euro. Nell’incendio 8 appartamenti su 28 furono inghiottiti dalla furia del fuoco, alimentato dal forte vento che ostacolò l’impegno di 21 vigili del fuoco intervenuti sul posto per spegnere le fiamme, con il supporto di mezzi e uomini che arrivarono anche da Terni e Roma, che si premurarono anche di fare evacuare tutte le famiglie residenti nel palazzo, ritrovatesi improvvisamente senza una casa e costrette a trasferirsi in alloggi messi a disposizione dal Comune. Smisurata fu la solidarietà nei confronti degli inquilini da parte degli stessi concittadini e di numerose associazioni e organizzazioni, come la Caritas che si attivò per reperire beni di prima necessità, e l’Asvom che aprì un conto corrente per raccogliere fondi a sostegno delle vittime. Il dibattimento che si sta svolgendo davanti al giudice Elisabetta Massini riprenderà il 3 febbraio.