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Viterbo, omicidio Dario Angeletti. Telefono di Cesaris al setaccio per capire dove ha gettato la pistola

Paolo Di Basilio
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Sono ancora diversi i punti oscuri sull’omicidio di Dario Angeletti, il biologo, docente dell’università della Tuscia che è stato ucciso con due colpi alla testa il 7 dicembre nel parcheggio delle Saline a Tarquinia. E potrebbero essere le memorie dei cellulari dei vari protagonisti, oltre ai tracciati gps, a dare una spiegazione a tutto ciò che finora non torna.

 

Il presunto assassino, Claudio Cesaris, tecnico universitario in pensione di 68 anni, è ancora nel reparto detentivo di Belcolle in attesa del trasferimento nel carcere di Civitavecchia. “Non c’era nulla di premeditato”, ha detto al gip Savina Poli una settimana fa il presunto assassino. Ma, come detto più volte, il suo è un racconto che non convince del tutto. Proprio per questo, forse, gli inquirenti della Procura di Civitavecchia continuano a mantenere un silenzio quasi assoluto. Cesaris dice di essersi trovato lì quasi per caso. Stava facendo un’escursione e si è sentito male perché soffre di diabete. Non riusciva a tornare al parcheggio dove aveva lasciato la sua auto e allora ne ha fermata una che stava passando proprio in quel momento: quella di Angeletti, appunto, che proprio in quel momento, come tutti i giorni percorreva quella strada per andare dall’alimentari più vicino (10 minuti ddi auto dal centro ittiogenico delle Saline) per farsi fare un panino. E’ stato veramente un caso? Oppure Cesaris osservando i movimenti della ricercatrice sapeva che Angeletti passava li a quell’ora tutti i giorni? Poi c’è la storia dell’abbassamento glicemico. Come fa una persona che non riesce a camminare per andare a prendere l’auto poi ad essere talmente lucido da sparare e poi prendere la sua vettura e scappare? Infine: perché girava armato? Dov’è la pistola? I carabinieri continuano a cercare infatti la calibro 6,35 che ha fatto fuoco al capo del professore. Cesaris dice di essersene disfatto ma non è riuscito a indicare con precisione dove.  Per questo la Procura ha disposto un incidente probatorio per analizzare i dispositivi elettronici, il cellulare soprattutto, di Cesaris. 

 

L’obiettivo è capire se ci sono dei messaggi che possano far pensare a una pianificazione ma, soprattutto, cercare di ricostruire la strada che ha percorso quando si è allontanato dalle Saline e se si è fermato da qualche parte. Lì infatti potrebbero essere ritrovata la pistola e il gilet, forse insanguinato, che Cesaris indossava quando è stato ripreso dalla telecamera di videosorveglianza di fronte al parcheggio delle Saline mentre scendeva dall’auto di Angeletti. Domani a Civitavecchia, presso il polo universitario distaccato dell’Unitus ci sarà la cerimonia laica per l’addio al professore.