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Viterbo, rapina al portavalori sulla Superstrada. In aula sfilano i colleghi del vigilantes a processo

Valeria Terranova
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Sentiti in aula alcuni ex colleghi di Fabio Aglioti, 50enne di Civitavecchia, ex guardia giurata, che insieme ad altri 5 uomini il primo febbraio 2016 avrebbe assaltato un portavalori sulla superstrada all’altezza dello svincolo Cinelli e che viaggiava in direzione Fiumicino. Il 50enne è stato incastrato a 5 anni dalla rapina da oltre un milione di euro attraverso intercettazioni e verifiche, ottenute tramite le compatibilità dei match scaturiti dall’analisi delle tracce di Dna, prelevate sull’auto che fu utilizzata e poi abbandonata dai malviventi. La svolta alle indagini arrivò a ottobre 2019, con l’acquisizione delle captazioni relative a un’altra inchiesta su corruzione e spaccio che la polizia penitenziaria stava seguendo all’interno del penitenziario di Mammagialla.

 

Tutti riscontri che portarono a identificare come potenziali complici della rapina un detenuto campano e altri 4 pregiudicati conterranei di quest’ultimo, anche loro specializzati in rapine, i quali poi furono indagati a piede libero. A dicembre 2020 oltre al 50enne, che si trova ancora ai domiciliari, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare anche un pregiudicato campano, originario di San Giuseppe Vesuviano, che già all’epoca era recluso nel carcere viterbese. Ieri sono stati ascoltati in qualità di testimoni anche tre ex colleghi del 50enne che, stando alle ipotesi accusatorie formulate a seguito di altre intercettazioni del 2019 e 2020, l’imputato avrebbe cercato di coinvolgere in altre eventuali rapine.

 

“Conobbi Aglioti nel 2018 quando lavoravo in Securpol, ma io prestavo servizio alla sede di Fiumicino – ha raccontato un 40enne-. Eravamo inseriti in due distaccamenti diversi e diventammo amici dopo il fallimento della società quando per ottimizzare i costi i dipartimenti furono accorpati. Avevamo un legame d’amicizia molto stretto e ci ritrovammo a condividere i problemi relativi alle nostre relazioni: ci eravamo separati dalle rispettive mogli e ragionavamo sul fatto di ritornare sui nostri passi anche alla luce delle problematiche lavorative che stavamo vivendo, in questo senso mi diceva che dovevamo pensare al futuro”. In merito invece alle dotazioni di sicurezza dei veicoli che provenivano da Viterbo, il testimone ha spiegato che i mezzi non erano come quelli utilizzati su altre tratte. “I furgoni erano vecchi. Quelli di Roma erano tutti efficienti”, ha precisato il quarantenne. Il dibattimento ormai giunto agli sgoccioli riprenderà il 23 febbraio con le deposizioni degli ultimi testi della difesa.