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Viterbo, morto in carcere. Il garante dei detenuti: "Non devono restare dubbi sul caso di Hassan Sharaf"

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La Procura generale ha avocato il procedimento pendente presso la Procura di Viterbo sul decesso del 21enne egiziano Hassan Sharaf in una cella d’isolamento del “Mammagialla” nel luglio del 2018.

 


 

“La decisione della Procura generale di avocare il procedimento per la morte di Sharaf Hassan è il segno di una volontà di non lasciare dubbi intorno alle sue cause e dunque è benvenuta. Se un ragazzo di ventun anni, che avrebbe dovuto essere in un istituto penale per minori, muore in una cella di isolamento di un carcere per adulti dopo aver denunciato, tramite il Garante, maltrattamenti ai suoi danni, qualcosa non ha funzionato ed è importante che la magistratura non lasci ombre su quanto è accaduto”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Stefano Anastasìa, dopo aver appreso che la Procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello di di Roma ha disposto l’avocazione del procedimento pendente presso la Procura della Repubblica di Viterbo. 

 

La Procura generale ha altresì stabilito la revoca della richiesta di archiviazione avanzata in data 13 maggio 2019 dal Pubblico ministero al Giudice delle indagini preliminari (Gip) di Viterbo, per la morte del giovane cittadino egiziano, avvenuta a seguito del tentativo d’impiccagione del 23 luglio 2018 nella sua cella della Casa circondariale “Mammagialla” di Viterbo. Un caso quello dell’egiziano morto a Belcolle dopo essere stato trovato impiccato in cella ancora aperto.