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Viterbo, suicidio in carcere. Carte alla Procura generale di Roma

Valeria Terranova
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Scintille in aula durante la prima udienza del processo a carico di due agenti della polizia penitenziaria, accusati di abuso di mezzi di correzione, per uno schiaffo dato il 23 luglio del 2018 al 21enne egiziano Hassan Sharaf, morto suicida una settimana dopo nella cella di isolamento del carcere di Mammagialla. In apertura della seduta, che doveva essere dedicata all’ammissione delle prove, gli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, che assistono alcuni familiari del 21enne, si sono scagliati contro il penitenziario viterbese e le indagini svolte dalla Procura. I due legali hanno chiesto la costituzione di parte civile per la madre, la sorella, un cugino, unico parente residente in Italia e della ong Motaquael Heval. Inoltre, i due avvocati hanno anticipato che chiederanno la citazione del Ministero della Giustizia in qualità di responsabili civili. Tra le parti offese risultano anche l’ambasciata e il consolato egiziani di Roma.

Il difensore dei due imputati, un 49 enne campano e un 51enne delle provincia, l’avvocato Giuliano Migliorati, si è invece opposto alla posizione della ong egiziana. Il giudice Elisabetta Massini si è riservata di decidere sulle istanze di costituzioni di parte civile e di approfondire le motivazioni espresse nell’opposizione alla richiesta di archiviazione che riguarda il procedimento principale da cui scaturisce il dibattimento in questione, rinviando al 10 febbraio del 2022, dunque successivamente all’udienza fissata davanti al gip Giacomo Autizi che si terrà il 27 gennaio prossimo, che riguarda il fascicolo principale, aperto ad agosto 2018 contro ignoti per istigazione al suicidio. A tale proposito nella stessa mattinata si è appreso che il dossier dell’inchiesta cardine passerà alla Procura generale di Roma che ha revocato la richiesta di archiviazione presentata il 15 maggio del 2019 dalla Procura di Viterbo, stabilendo pertanto l’inizio di ulteriori indagini.

“Abbiamo presentato una querela molto articolata avvalendoci del supporto tecnico-scientifico di medici legali e abbiamo prodotto un rapporto di un ente europeo che si occupa di tortura all’interno delle carceri in Europa che classifica purtroppo il Mammagialla come pessimo sotto questo profilo – hanno riferito Barelli e Andreano -. Abbiamo fornito tramite il garante dei detenuti un elenco di morti sospette avvenute negli ultimi 10 anni e la cosa più grave è che il ragazzo, essendo minorenne, non poteva essere trattenuto in questo penitenziario, ma non fu trasferito, come disposto dall’ufficio di sorveglianza minorile di Roma.