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Viterbo, la Tuscia precipita al 78° posto nella classifica della Qualità della vita

Massimiliano Conti
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Nella Tuscia si vive sempre peggio e si emigra sempre di più in cerca di una sanità migliore. Lo certifica la classifica 2021 sul benessere nelle province italiane pubblicata ieri dal Sole 24 Ore, che scaraventa Viterbo al 78° posto, con una perdita di 20 posizioni rispetto allo scorso anno. Magra consolazione il fatto che nel Lazio c’è chi fa anche peggio: Frosinone e Latina, rispettivamente all’82ma e all’83ma posizione. A livello nazionale la città con la migliore qualità della vita è Trieste (seguita da Milano e Trento), quella con la peggiore è la calabrese Crotone, maglia nera come lo scorso anno. Il tracollo della nostra provincia è il risultato del ranking, il punteggio ottenuto nei 90 indicatori raggruppati in sei gruppi chiave: ricchezza e consumi; affari e lavoro; demografia, società e salute; ambiente e servizi; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.

Tra i parametri che più penalizzano la performance viterbese c’è come sempre quello della migrazione ospedaliera: la Tuscia si piazza al 101° posto su 107, con il 22,8% di dimissioni di residenti avvenute in altre regioni. Per quanto riguarda la retribuzione media annua Viterbo è al 79° posto con un reddito medio da lavoro dipendente pari a 16.506 euro, mentre è al 70° nella classifica dei beneficiari del reddito di cittadinanza: 21,9 nuclei ogni mille abitanti. Per spesa delle famiglie la Tuscia è al 73° posto con 2.079 euro di spesa l’anno per beni durevoli, all’80° per depositi bancari: la media dei risparmi delle famiglie viterbesi è di 15.543 euro. Sul capitolo affari e lavoro pesa inevitabilmente il tasso di occupazione: ha un impiego solo il 59,9% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, un dato che colloca la Tuscia al 72° posto. Si tratta di numeri che allineano la nostra alle province del Sud Italia, dove notoriamente la qualità della vita è più bassa. Negativo anche il risultato relativo alle start-up innovative: 85° posto pari a 4,2 ogni mille società di capitale. Malissimo pure l’indicatore export, ovvero il rapporto percentuale tra le esportazioni di beni verso l’estero e il Pil: nonostante il traino importante del distretto industriale civitonico la Tuscia non va oltre il 90° posto.

E’ bassa anche la qualità della vita delle donne viterbesi: 76ma posizione. L’indice si basa su 12 parametri, tra cui gap retributivo, gap occupazionale, imprese e sport femminile. Vanno leggermente meglio le cose sul fronte giustizia e sicurezza, che vede Viterbo al 54° posto. In particolare al 40° per indice di criminalità (2.525 delitti denunciati ogni 100 mila abitanti), al 23° per furti di autovetture (20 ogni 100 mila abitanti), al 56° per quelli in abitazione (167) e al 40° per le rapine (13). In compenso è alto il numero dei reati legati agli stupefacenti (95° posto) e altissima la mortalità per incidenti stradali: 1,2 vittime ogni 100 mila residenti tra i 15 e i 34 anni. Quest’ultimo dato va messo senz’altro in correlazione con il tasso di motorizzazione, che vede Viterbo al 103° posto con 77,3 vetture ogni 100 abitanti. Negativi anche i dati sulle piste ciclabili (100° posto) e sulla raccolta differenziata (88°), mentre ci si consola con la qualità dell’aria, sempre sbandierata dal sindaco Giovanni Arena: il capoluogo è al 6° posto per indice relativo a pm10, biossido di azoto e ozono. A Viterbo si vive male ma, a dispetto del traffico, almeno si respira bene.