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Viterbo, canili strangolati. I Comuni pagano in ritardo e le strutture vanno in difficoltà

Massimiliano Conti 
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Civita Castellana è indietro con i pagamenti di 12-13 mesi, Corchiano non salda addirittura da anni. Sarà perché i cani non votano, o perché i comuni hanno cronici problemi di cassa, fatto sta che in alcune zone della provincia i ritardi nei pagamenti ai canili convenzionati da parte delle amministrazioni sono più la regola che l'eccezione. Nei giorni scorsi stava per saltare un’adozione fuori regione di un cane di Civita Castellana attualmente ospitato in una struttura convenzionata di Vasanello. Il Comune aveva chiesto al proprietario di far svolgere a un veterinario le analisi all’animale, condizione necessaria per procedere all’affidamento, ma questo avrebbe comportato per il privato l’anticipo delle spese in attesa di vedersi rimborsare, chissà quando, la somma. “Alla fine la situazione è stata risolta grazie all’intervento del vicesindaco – spiega la volontaria animalista Valeria Lanzi -. E’ stato effettuato il prelievo, il proprietario del canile pagherà le analisi e il Comune liquiderà il dovuto appena arriverà il responsabile del settore che sta per essere incaricato a giorni”. Resta il problema dei ritardi nei pagamenti, particolarmente pesante a Corchiano, dove c’è una causa in corso tra Comune, attualmente in situazione di dissesto finanziario, e canile convenzionato di Vasanello. Tanto che non verrebbe nemmeno più svolto il servizio di recupero delle carcasse. 

 


 

“Il punto è che i Comuni si limitano ad attivare convenzioni con canili ed accalappiacani – continua Valeria Lanzi – ignorando del tutto i contenuti della legge regionale 34 del 1997, che prevede tutta una serie di azioni per la tutela degli animali e la prevenzione del randagismo, anche tramite la collaborazione delle associazioni di volontari”. Tra i numerosi adempimenti prescritti dalla legge, c’è l’attuazione di piani di controllo delle nascite, il risanamento dei canili comunali e la costruzione di rifugi oltre alla gestione diretta o tramite convenzioni, l’identificazione e registrazione in anagrafe canina dei cani rinvenuti sul territorio e di quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture di ricovero convenzionate.

 

 

A Civita qualcosa tuttavia si è mosso: il consiglio comunale, su proposta dei consiglieri Valerio Biondi e Nicoletta Tomei, ha recentemente approvato il progetto “Zero cani in canile”. Esso prevede, tra le altre cose, azioni di sensibilizzazione della cittadinanza contro l’abbandono e a favore delle adozioni, controlli sistematici (almeno due volte la settimana) da parte della polizia locale sui microchip e sui maltrattamenti segnalati dai volontari. “In alcuni comuni i vigili urbani non hanno nemmeno i lettori dei microchip”, conclude amaramente Valeria Lanzi.