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Viterbo, scuola. Il liceo di Tuscania non sarà accorpato al Savi

Massimiliano Conti
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La Regione Lazio “boccia” la Provincia e fa saltare l’accorpamento del liceo scientifico di Tuscania all’Ite Paolo Savi di Viterbo. Una vittoria per il dirigente scolastico, i docenti e gli studenti dell’Iis Cardarelli di Tarquinia che nei giorni scorsi erano insorti contro lo “scippo” del plesso tuscanese, e una doccia gelata che cade a fine mandato, e a pochi giorni dalle elezioni provinciali (fissate per il 18), sul presidente dem Nocchi, sul vice forzista Romoli (candidato a succedere al primo) e su tutta l’amministrazione rossoblù di Palazzo Gentili. La quale sul discusso provvedimento aveva messo la faccia accettando il rischio di perderla, nella convinzione forse che la Regione Lazio, politicamente vicina, anche stavolta si sarebbe limita a ratificare una decisione già presa. Invece così non è stato. 

 

La direzione regionale istruzione, formazione e lavoro, in una lettera di cui il Corriere di Viterbo è venuto in possesso, ricorda alla Provincia la decisione n. 62 approvata in prima lettura dalla giunta Zingaretti il 16 novembre 2021 contenente le linee guida sulla programmazione della rete scolastica. In quella sede, scrivono la dirigente Agnese D’Alessio e la responsabile del procedimento Angela Paola Recchia, era stato stabilito “di non adottare misure di dimensionamento nei confronti delle istituzioni scolastiche sottodimensionate in considerazione dell’attuale fase transitoria di definizione delle nuove norme nell’ambito del tavolo tecnico del ministero dell’Istruzione”. A questo proposito, la direzione regionale osserva “che la proposta di accorpamento all’istituto Savi di Viterbo del liceo scientifico di Tuscania, attualmente appartenente all’Iis Cardarelli di Tarquinia, è totalmente in contrasto con la suddetta previsione in base alla quale per l’anno scolastico 2022/23 l’istituto Savi, nonostante il sottodimensionamento, potrà conservare la propria autonomia in deroga”.

 

 

D’Alessio e Recchia evidenziano inoltre come tale proposta di accorpamento sia in contrasto anche con i criteri per il dimensionamento del II ciclo d’istruzione ribaditi ormai da anni e riproposti anche per il 2022/23 “che indirizzano verso la creazione di istituti con percorsi di studio omogenei (per esempio di tipo liceale, o tecnico-economico, o professionale)”. In altre parole: Nocchi e i suoi avrebbero potuto benissimo soprassedere dalla decisione perché tanto il Savi, che soffre di un calo di iscrizioni, per il prossimo anno si sarebbe salvato comunque dalla scure. La Regione ricorda alla Provincia proprio la contrarietà manifestata alla scelta dell’accorpamento, dall’Iis Cardarelli, dal corpo docente, dagli studenti e dalle famiglie della sede di Tuscania. “Pertanto – conclude la lettera - si anticipa il parere sfavorevole dell’amministrazione regionale all’accoglimento della proposta”, e “tale posizione verrà formalizzata in sede di conferenza regionale permanente per l’istruzione ove la Provincia di Viterbo dovesse eventualmente confermare la suddetta misura”. Perché si sa che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.