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Viterbo, il bilancio della Provincia in aula a soli 5 giorni dalle elezioni

R. V. 
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Il presidente uscente della Provincia, Pietro Nocchi, convoca l’assemblea dei sindaci per lunedì 13, a soli 5 giorni dalle elezioni per la scelta del suo successore e il rinnovo del Consiglio fissate per il 18. All’ordine del giorno l’approvazione del Documento unico di programmazione, il bilancio pluriennale 2022 -2024 e l’illustrazione del piano provinciale rifiuti. 
Dato che Nocchi (Pd), secondo l’intesa siglata da dem e Forza Italia, sarà destinato in caso di vittoria delle liste che sostengono il forzista Alessandro Romoli a ricoprire la carica di vicepresidente, la circostanza non è passata inosservata alle forze politiche (Lega e FdI) che appoggiano, al contrario, il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi. 

 

L’assemblea oltretutto è stata convocata per il 13 a mezzogiorno in prima convocazione e per il 14 alle 13 in seconda: un particolare che lascerebbe intravedere la volontà di portare a casa l’approvazione dei punti all’ordine del giorno a tutti i costi, questo perché in seconda convocazione sarà sufficiente solo un terzo dei sindaci purché rappresentativi della metà della popolazione provinciale
L’amministrazione uscente, secondo gli avversari, sembra insomma intenzionata con questa mossa a mettere un’ipoteca pesantissima su quella che verrà dopo, addirittura condizionando implicitamente anche l’esito del voto. E’ di tutta evidenza, infatti, che i sindaci che troveranno risposte alle proprie rivendicazioni nel bilancio che andranno a votare, saranno necessariamente portati, in sede di scelta dei nuovi organi, ad indirizzarsi verso chi quel bilancio l’ha politicamente fatto, portandolo in aula quasi a garanzia di ciò che dovrebbe avvenire dopo le elezioni. 

 

Di sicuro, sarebbe buona abitudine, prima di qualsiasi elezione, non creare, da parte degli uscenti, i presupposti per estendere la propria influenza oltre il proprio mandato. Ma evidentemente per Nocchi e Romoli la posta in gioco è talmente alta che tentano, accusano Lega e FdI, il colpaccio con un colpo di mano che nessuno si sarebbe aspettato.