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Viterbo, Massimo Ferrero in carcere. Chi è Laura Sini, l'ex moglie di Nepi indagata per bancarotta fraudolenta

B. M.
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Laura Sini, imprenditrice di Nepi, ex moglie del patron della Sampdoria Massimo Ferrero, è indagata per bancarotta fraudolenta per distrazione nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Paola che ha portato all’arresto di Ferrero. La donna, infatti, fino al 2010, ricopriva il ruolo di consigliere di amministrazione della società Ellemme, finita nel mirino della procura. Per Laura Sini i pm avevano chiesto gli arresti domiciliari, il gip ha invece disposto il divieto di esercitare attività di impresa per 12 mesi. E’ dal piccolo paese della Tuscia che in qualche modo è iniziata a fortuna di Ferrero. Se infatti si deve a Monica Vitti il nome di Er Viperetta, a Laura Sini spetta quello di Caciottaro. L’attrice romana raccontò di essere stata salvata da Ferrero, nella sua veste di imprenditore cinematografico, da un’aggressione durante la lavorazione di un film. Come a dire: piccolo ma fulmineo come una viperetta.

 

Ma l’ascesa economica parte da Nepi, grazie alla ex moglie, nota come la “signora delle caciotte” per via dell’azienda di famiglia “I Buonatavola Sini”, fiore all’occhiello (oltre che di latte) dell’agroalimentare made in Tuscia. Nel tratteggiare la figura di Ferrero, il giornalista Mario Giordano scrisse: “Come produttore cinematografico non sfonda: per fortuna c’è l’azienda della moglie, che esporta formaggi tipici in tutto il mondo: caciotte, pecorino romano, pecorino pepato, gran cacio etrusco, gran cacio de Roma, ricotta, ricotta romana, ricotta nostrana e ricotta Terminillo. Ferrero ha collaborato a lungo con questa azienda guadagnandosi, oltre al soprannome di Er Viperetta, quello di Caciottaro”.

 

Massimo Ferrero arrestato, reati societari e bancarotta per il presidente della Sampdoria: il club non è coinvolto – Corriere dell'Umbria

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Massimo Ferrero arrestato, reati societari e bancarotta per il presidente della Sampdoria: il club non è coinvolto

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Arrestato Massimo Ferrero, il presidente della Sampdoria. L'imprenditore cinematografico, 70 anni, è finito in manette nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Paola, in Calabria. I reati contestati sono quelli societari e di bancarotta. Dopo l'arresto effettuato dalla Guardia di Finanza, Ferrero è stato trasferito in carcere. Altre 5 persone sono ai domiciliari. Secondo quanto riporta l'Ansa, il club blucerchiato di calcio non sarebbe coinvolto nelle indagini. 

 

 

"L’arresto è attinente al fallimento, avvenuto quattro anni fa, di società calabresi completamente esterne alla Sampdoria. Il pubblico ministero di Paola, in provincia di Cosenza, ha avanzato la richiesta di custodia cautelare che io non ho ancora visto, ma è relativa ai fallimenti di quattro anni fa" spiega ad Adnkornos l’avvocato Giuseppina Tenga, difensore del presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. "Stamattina il presidente si trovava in un albergo a Milano, ma era necessario che venisse a Roma, perché a casa sua c’è la Guardia di Finanza per la perquisizione, e solo lui è in possesso della combinazione della cassaforte da perquisire. Ritengo fosse intelligente e giusto che Ferrero assistesse alla perquisizione a casa a piazza di Spagna. Probabilmente a qualsiasi altra persona glielo avrebbero permesso, a Massimo Ferrero no".

 

 

"Lo hanno prelevato in albergo come fosse l’ultimo dei delinquenti - afferma il legale -, hanno perquisito anche casa della figlia e del nipote, hanno arrestato anche l’autista. Io sto cercando da stamattina alle 7.30 di parlare con la guardia di finanza", aggiunge l’avvocato chiarendo che "la cassaforte che deve essere perquisita la può aprire solo il presidente Ferrero".

 

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Con la nepesina Laura Sini, Massimo Ferrero ha in comune il passato e gli esordi, oltre a cinque figli, la cui maggiore, Vanessa, è indagata insieme al nipote Giorgio (i due si trovano agli arresti domiciliari). Ferrero, lo ricordiamo, è da lunedì nel carcere di San Vittore, con l’accusa di bancarotta fraudolenta di quattro società, tra cui la Ellemme group Srl (di cui era consigliere la ex moglie), azienda che per i magistrati si sarebbe accollata in totale un debito di oltre un milione e 200 mila euro che molte società del gruppo avevano.