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Viterbo, gli ambulanti disertano il mercatino di Natale

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Tanta gente nel fine settimana in città, con il Christmas Village ancora una volta nel ruolo di grande protagonista del Natale viterbese. Domenica, centinaia e centinaia di persone in fila per visitare le attrazioni, come la casa di Babbo Natale, parcheggi pieni e buoni affari per bar e ristoranti. Ma purtroppo non è tutto oro quel che luccica. E infatti, al di là del Village, Viterbo è apparsa spenta e desolata. Lontana anni luce dai fasti del pre-Covid. Innanzitutto, non è passata inosservata la mancanza di luminarie, che, se tutto va bene, saranno accesse solo sabato 11, a festa dell’Immacolata passata da tre giorni. Colpa della pubblicazione in ritardo dell’avviso pubblico rivolto alle ditte del settore, le quali, nell’incertezza, hanno preferito accettare incarichi di altri Comuni, lasciando a bocca asciutta la città dei papi. Il bando è stato emanato in ritardo - è la spiegazione di Palazzo dei Priori - per mancanza di copertura finanziaria, dato che la variazione di bilancio a causa degli scontri in maggioranza è stata approvata dal Consiglio soltanto il 29 novembre. Tutto giusto, ma allora non ci si poteva pensare prima?

Non finisce qui. A destare più di una perplessità è anche il mercatino di Natale al Sacrario davanti alla ex chiesa degli Almadiani. Solo otto banchi contro i 30 e passa degli anni scorsi. Posti vuoti, segnati con la vernice gialla, e poco pubblico per uno spettacolo che definire triste è poco. La responsabilità anche in questo caso è di un bando: stavolta quello rivolto agli ambulanti. Con l’intento di riqualificare il mercatino, o meglio: di destinarlo solo alla vendita di prodotti natalizi in senso stretto (addobbi, gadget, strenne e gastronomia tipica del periodo), sono state infatti escluse numerose categorie merceologiche. La conseguenza è stata devastante: la gran parte degli ambulanti, non sentendosela di acquistare (per rivendere al pubblico) solo prodotti natalizi, che, se invenduti, avrebbero comportato sperpero di danari, ha preferito non venire a Viterbo. “L’obiettivo”, commentano in Comune, “è stato di togliere gli stracci che nulla c’entrano con il Natale” (maglioni, giubbotti, ecc.), ma, ci si chiede, perché, prima di prendere una decisione del genere, non si è cercato di capire se sul mercato c’erano ambulanti disposti ad accettare questo cambio di rotta? 

“Il problema - commenta Agostino Terri della Confesercenti: “Il problema è che con questa amministrazione non si riesce a instaurare un dialogo costruttivo. Quando abbiamo fatto presente il rischio di mandare deserto il mercatino, ci è stato risposto testualmente: ‘Fate come vi pare’. Senza voler entrare nel merito della scelta di tentare la strada della riqualificazione merceologica, non si poteva aspettare l’anno prossimo in modo da concedere agli ambulannti una boccata d’ossigeno dopo le difficoltà patite a causa della pandemia? Chi trovi, dopo la crisi vissuta negli ultimi due anni, disposto ad investire 4 o 5 mila euro in merce che se non vendi ti rimane sul groppone?”.