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Viterbo, al setaccio il piano regionale rifiuti

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E’ una vera jungla normativa quella in cui è chiamata a muoversi la Guardia di finanza, investita dall’Antitrust del compito di far luce su gestione e smaltimento dei rifiuti nel Lazio. Una jungla disseminata di trappole, dal momento che molti dei provvedimenti adottati dalla Regione in base al piano regionale rifiuti del 2020 sono stati giustificati dalla necessità di far fronte all’emergenza nel comune di Roma. Non è un caso se, prima delle indagini attuali, partite da un esposto della società Rida, proprio quest’ultima si era più volte appellata alla giustizia amministrativa denunciando ciò che oggi l’Antitrust ha certificato nero su bianco facendo intervenire le fiamme gialle: la presunta presenza di una situazione di monopolio con possibili ripercussioni negative anche sulle bollette della Tari recapitate alle famiglie e alle imprese.

Ma, al di là di Ecologia Viterbo, a cui si contesta la posizione di monopolio, come si è arrivati a ciò? Come si è giunti a deliberare un piano rifiuti accusato sin da subito di non essere in linea con le leggi sulla libera concorrenza nel mercato dei servizi pubblici? Possibile che, come denunciato dai concorrenti di Ecologia Viterbo, il piano, anziché risolverle, sembra per certi versi averle quasi assecondate le emergenze esistenti sul territorio regionale? Al centro di tutto - ed è qui che si starebbe concentrando l’attività investigativa - ci sarebbe un particolare non di poco conto, ossia il non aver previsto, al servizio di ogni impianto di trattamento, una discarica autonoma, con l’inevitabile conseguenza di rendere l’unica discarica a disposizione del Lazio (quella di Ecologia Viterbo a Monterazzano) oggetto di richieste di smaltimento da parte di tutte (o quasi) le aziende che operano nel settore. In questo quadro si inserisce il cosiddetto emendamento Panunzi, il quale stabilisce che, per 36 mesi, l’Ato non autosufficiente possa conferire in quello capiente.

Ricapitolando: laddove la delibera dell’Antitrust emanata il 30 novembre va a fotografare un presunto “abuso di posizione dominante posto in essere (da Ecologia Viterbo) sul mercato regionale dello smaltimento degli scarti in discarica”, inevitabilmente le indagini cercheranno di far luce su tutto ciò che a monte possa aver determinato questa situazione, a cominciare appunto dal piano regionale rifiuti varato un anno fa. Ricordiamo che l’Autority ha nel frattempo fissato in 60 giorni il tempo concesso a Ecologia Viterbo per chiedere un’audizione, avviando anche un procedimento “volto a verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti necessari all’adozione di misure cautelari, tese a ripristinare e mantenere condizioni concorrenziali”.