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Ai domiciliari il nigeriano condannato per omicidio

Il centro di accoglienza

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Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Imade Robinson, il 22enne nigeriano condannato a 5 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale: accoltellò il 35enne connazionale Eugene Moses. Il delitto si consumò la sera del 14 giugno del 2020 al centro di prima accoglienza per rifugiati “Hotel Carpe Diem” di Orte. La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Viterbo è arrivata l’8 novembre scorso. L’ordinanza è stata disposta ieri a seguito dell’accoglimento dell’istanza inoltrata il 30 novembre dal difensore del ventenne, l’avvocato Pasquale D’Incecco, del Foro di Pescara, in merito alla quale il pm Franco Pacifici non si è opposto, esprimendo a tale riguardo parere favorevole.

 

 

Nello specifico il legale ha chiesto la revoca della misura cautelare in carcere e in subordine la sostituzione con gli arresti domiciliari, essendo venute meno e affievolite le “esigenze cautelari”. Il giovane sarà dunque ristretto ai domiciliari presso l’abitazione della sorella a Pescara, con l’obbligo di non allontanarsi senza l’opportuna autorizzazione del giudice. “Siamo molto soddisfatti e ritengo che l’ordinanza si commenti da sola - ha riferito D’Incecco -. Assolutamente perfetta sotto tutti i punti di vista. Facendo richiamo anche a quanto sostenuto da me nell’istanza che ho formulato per la revoca della misura, il provvedimento ha saputo ripercorrere tutte le fasi del procedimento di primo grado motivando in maniera impeccabile le ragioni della scarcerazione di Imade Robinson. Il mio assistito vivrà con una delle sue sorelle, regolare sul territorio nazionale, e che ha una bimba piccola. Il ragazzo è uscito dal penitenziario di Mammagialla ed è stato messo sul primo treno e da ieri sera è già a Pescara con i suoi parenti più stretti”. 
In occasione della discussione la pubblica accusa ha sostenuto che quello di Robinson fosse stato un gesto d’impeto