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Viterbo, morto a Belcolle dopo guarigione dal Covid. L'autopsia: "Batterio nei polmoni lesionati”

Valeria Terranova
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I primi esiti dell’autopsia eseguita sul corpo del 79enne ricoverato a Belcolle per Covid, e deceduto sabato scorso dopo la negativizzazione, parlerebbero chiaro: polmoni danneggiati. Lo riferisce l’avvocato della famiglia, Angelo Di Silvio, rendendo noto che in vari organi sono state rintracciate ampie tracce del batterio contratto in ospedale mentre la vittima veniva curata appunto per il Covid. Non si esclude che il batterio possa aver agito da concausa, viste le lesioni precedenti causate dal Coronavirus.

“Dall’autopsia, secondo il nostro consulente, il dottor Sandro Leonardi - riferisce Di Silvio -, è emerso che il marito della mia assistita aveva i polmoni danneggiati e a seguito di opportuni esami è stata riscontrata l’esistenza del batterio”. L’uomo, originario di Roma ma residente a Gradoli, avrebbe contratto l’infezione durante la degenza ospedaliera. Il pensionato aveva appena sconfitto il Covid e l’ultimo tampone era risultato negativo. “Sono poi stati prelevati anche organi e liquidi per verificare ulteriormente la presenza del batterio nosocomiale che risultava già da precedente emocoltura - ha proseguito Di Silvio -. Adesso non resta che stabilire se questo microrganismo sia stato la causa del decesso o una concausa, considerando la situazione precaria in cui l’uomo versava, determinata dal Covid e dalla quale era guarito”. L’autopsia sul corpo del 79enne è stata eseguita mercoledì dal consulente del pm Paola Conti che ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo per chiarire le cause della morte o se vi sia un nesso con le terapie somministrate. In occasione del conferimento dell’incarico da parte della Procura, alla specialista medico legale, la dottoressa Benedetta Baldari, è stato chiesto di accertare “epoca, mezzi e cause che hanno provocato la morte dell’uomo”.

L’esperta consegnerà le proprie conclusioni in merito ai quesiti posti dal pm, che saranno racchiuse in una relazione da depositare entro 60 giorni dall’inizio delle operazioni peritali. Nei giorni del ricovero il 79enne scriveva ai parenti: “Mi sento bruciare qui davanti”, lamentandosi del trattamento dell’ossigenoterapia al quale era stato sottoposto. Messaggi raccolti e allegati alla denuncia sporta dalla vedova. “Da quanto abbiamo potuto appurare l’infezione presa in ospedale avrebbe compromesso una situazione di salute già precaria, trattandosi di un paziente fragile con comorbidità - ha precisato l’avvocato Di Silvio -. Soggetto quindi esposto a comparsa di patologie accessorie che possono manifestarsi nel decorso clinico della malattia che lo aveva colpito e da cui si era negativizzato”.