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Viterbo, nonna Cecilia Pampana compie 100 anni. I ricordi della guerra e l'avvento della silicosi a Civita Castellana

Massimiliano Conti
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La guerra, i bombardamenti a Civita Castellana del gennaio 1944. L’anelletto d’oro donato alla patria mussoliniana al posto della fede. Lo sfollamento a Faleria, “coi fagotti, passando pe’ i fossi giù a Treja” perché “pe’ la strada bombardavano e mitragliavano”. E poi il Dopoguerra, le fabbriche che cominciavano “a passa’ la visita ai ceramisti” per via di quella “terra che se fermava nei polmoni e s’ammassava”.

 


 

Cecilia Pampana, cent’anni compiuti oggi, 26 novembre, una lucidità e una memoria da fare invidia, è un libro vivente di storia civitonica. Figli e nipoti le hanno organizzato una grande festa per celebrare il traguardo e per sfogliare insieme questo grande album di ricordi. Tra quelli che più hanno segnato la vita di Cecilia e del marito, operaio alla ceramica Vincenti, c’è appunto la scoperta della silicosi: a tutt’oggi una malattia endemica a Civita Castellana e non ancora debellata, nonostante i progressi fatti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. 

 


 

“Mio marito – racconta la centenaria – è rimasto in fabbrica fino al ‘54. Poi ha dovuto mollare a causa della silicosi. All’inizio questa malattia non si conosceva. Lui stava male, si sentiva sempre fiacco. Con la lastra i medici videro il polmone tutto coperto, tutto nero dentro. Però non sapevano che cos’era. Dicevano tbc. Poi è venuto Cocucci, un dottore più giovane, che l’ha mandato da un professore di Roma, un certo Benvenuti. Anche questo gli ha fatto le lastre e gli ha dato le medicine per la tubercolosi. Però nel frattempo, i dottori cominciavano ad avere le circolari, i libri… Hanno letto che c’era questa malattia della silicosi, che veniva a quelli che lavoravano nelle fabbriche. All’inizio a mio marito hanno dato una percentuale del 40% . Poi ogni due-tre anni, con le visite questa percentuale aumentava. Quando è arrivato all’80% ed è passato a grande invalido, ha smesso di lavorare perché prendeva una buona pensione per quei tempi”.

 

Anche i bombardamenti del ‘44 Cecilia se li ricorda come se fosse ieri. “Il primo - racconta - c’è stato il 24 gennaio. Il secondo il 26. Uno appresso all’altro. C’era il comando dei tedeschi a Palazzo Trocchi. Dice che ne hanno ammazzati molti lì. Da Trocchi a dove abitavamo noi, in linea d’aria, la distanza era poca e sembrava che le bombe ci cascassero addosso. La gente si rifugiava nelle cantine, ma oramai pure quelle le avevano bombardate e quindi era anche peggio, perché se crollava il palazzo rimanevi lì sotto in trappola come i topi. Dove stavano le scuole, lì hanno buttato giù tutto. Due donne, madre e figlia, le hanno trovate morte per le scale”.