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Viterbo, Attilio Manca: si riapre il caso. Il tossicologo Giancane in commissione antimafia: "Morto per overdose, ma dubbi su auto somministrazione"

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"Che  Attilio Manca sia morto per overdose di eroina non ci sono dubbi, dubbi grossi ci sono sul fatto che si sia trattato di una auto-somministrazione". Lo afferma il medico tossicologo Salvatore Giancane, ascoltato mercoledì 25 novembre in Commissione parlamentare antimafia sul caso di Attilio  Manca, l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato morto nella sua casa di Viterbo nel 2004. Una vicenda controversa. "I familiari di  Manca non credono alla tesi del suicidio e ritengono che l’urologo sia stato una vittima di mafia. Il medico, secondo un’ipotesi esclusa dagli inquirenti, avrebbe visitato Bernardo Provenzano e in seguito sarebbe stato eliminato. Secondo l’esperto "ci sono tante stranezze di questa presunta overdose volontaria", si legge in un lancio dell'AdnKronos.

 

"Nel caso di  Manca sul cadavere c’erano solo due fori, ovvero delle due somministrazioni, non è stato repertato nessun altro segno di pregresse venipunture", ha spiegato il tossicologo. Rispondendo ad alcune domande, l’esperto ha osservato: "I consumatori occasionali di eroina non sono molti, l’eroina è una sostanza che aggancia e prima o poi si sviluppa una forma di dipendenza, è difficile che si rimanga assuntore occasionale per tutta la vita. Sicuramente Manca non rientrava nel profilo di assuntori abituali, anche soprattutto per un fatto di funzionamento" ossia era "un brillante chirurgo, addirittura aveva importato in Italia tecniche operatorie innovative dall’estero: un assuntore abituale di eroina non raggiunge questi traguardi".

 

Giancane ha ricordato che, in una sorta di perizia, aveva chiesto la "riesumazione" del corpo per vagliare l’ipotesi che possa essere stato un pregresso consumatore ricaduto nella droga: "Si sarebbe potuto accertare con un esame del capello, ma non come quello effettuato", di cui peraltro "non si trova reperto agli atti", bensì un esame del "capello segmentato" attraverso cui "si ricostruisce la storia tanto lunga quanto era lungo il capello". Ma secondo l’esperto ci sono altre stranezze. L’iniezione sul polso è una «sede atipica e anche pericolosa". Altro particolare riferito dall’esperto è che "sulle siringhe ritrovate non sono presenti le impronte digitali di  Attilio Manca". "Secondo l’ipotesi in sede giudiziaria  Manca si sarebbe somministrato la seconda dose in bagno, davanti a uno specchio, con il braccio non dominante", ricorda Giancane secondo il quale però la procedura è "assai complessa" e lascia "perplessi". Inoltre Manca avrebbe "incappucciato la siringa" cosa che "assolutamente non può essere ritenuto comportamento tipico della professione" di medico oltre al fatto che se fosse stata la dose fatale "i tremori" rendono il fatto di incappucciare la siringa "non molto facile".