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Viterbo, omicidio Norveo Fedeli. "Pang lo ha ucciso per rapinarlo". Le motivazioni della sentenza di secondo grado

Valeria Terranova
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In questi giorni sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa a metà settembre dalla Corte d’Assise d’Appello che ha confermato la condanna a 25 anni e mezzo di reclusione per il 25enne americano Michael Aaron Pang, l’ex grafico pubblicitario, di origini sudcoreane, che il 3 maggio del 2019 intorno all’ora di pranzo uccise con 11 colpi di sgabello il 74enne Norveo Fedeli, nella sua rinomata jeanseria in via San Luca in pieno centro città.

 


 

“È la sentenza che ci aspettavamo alla luce del giudizio di appello – ha dichiarato l’avvocato Fausto Barili, legale dei famigliari del commerciante viterbese-. I giudici hanno confermato integralmente la sostanza dell’impianto motivazionale della sentenza di primo grado e hanno respinto ancora una volta e con vigore le argomentazioni difensive sotto ogni profilo. Prima di tutto in riferimento al tema centrale del processo di primo grado, ovverosia la supposta aggressione di Fedeli nei confronti di Pang che avrebbe fatto da genesi alla reazione dell’omicida. Tesi che è stata riproposta in questa seconda fase. Anche la Corte di Assise d’Appello su questo ha ritenuto tale ricostruzione completamente disancorata rispetto alle emergenze processuali e dunque si parla di un omicidio brutale commesso in funzione della rapina. Altro aspetto su cui si è lungamente soffermata la Corte attiene al profilo sanzionatorio, cioè ai 25 anni e 6 mesi inflitti dalla Corte d’Assise di Viterbo, relativamente al quale è stata ritenuta espressione di una concreta finalità di riabilitazione del Pang. A questo proposito, in un passaggio, vengono infatti concesse ‘anche’ le attenuanti generiche nonostante il numero di colpi inferti. Il tenore della sentenza nel suo complesso ci lascia percepire a chiare note che laddove il pubblico ministero avesse impugnato il verdetto oggi ci saremmo trovati a commentare una sentenza di condanna ancor più gravosa”.

 

 

Altro ambito sul quale i magistrati si sono pronunciati riguarda la provvisionale complessiva di 445 mila euro, riconosciuta alle parti civili al termine del processo di primo grado il 14 dicembre del 2020. “Pur avendo confermato quanto stabilito dal primo dispositivo, si tratta di un ramo della vicenda che affligge particolarmente me e i miei assistiti: allo stato attuale è un provvedimento che presupponiamo sarà destinato a rimanere lettera morta – ha spiegato Barili-. La famiglia Fedeli ha preso parte al processo a carico dell’imputato per l’assassinio di Norveo sapendo già da principio che lo avrebbe fatto soltanto per una questione di giustizia sostanziale, non certo per avere un ristoro economico per il reato subito. Ma realisticamente siamo coscienti del fatto che le vittime non lo otterranno mai, il che non fa altro che amplificare il dramma che i parenti stanno vivendo e che per loro non avrà mai fine”.