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Viterbo, bambino ucciso. La Procura accelera l'inchiesta su Mirko Tomkow

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La Procura potrebbe decidere di stringere i tempi per portare prima possibile Mirko Tomkow davanti alla Corte d’Assise. L’inchiesta sull’omicidio del piccolo Matias, avvenuto 10 giorni fa nell’abitazione di Stradone Fazi a Cura di Vetralla, è ovviamente ancora in corso. Tuttavia sembrano esserci pochi dubbi sulle responsabilità del 44enne polacco che, ubriaco, avrebbe prima chiuso bocca e naso con lo scotch al figlio di 10 anni per poi ferirlo a morte con un coltello da cucina piantato alla gola. L’uomo avrebbe premeditato l’azione durante il ricovero in una struttura Covid dalla quale fu dimesso proprio la mattina dell’omicidio. L’ipotesi è quella di una vendetta ai danni dell’ex moglie, Mariola Rapaj, albanese di 35 anni, che lui considerava “colpevole” del provvedimento di allontanamento a suo carico emesso a settembre dal gip di Viterbo.

 

 

I carabinieri - ai quali sono delegate le indagini - stanno mettendo insieme tutti i pezzi del mosaico. Per completare il quadro e formulare un’ipotesi accusatoria formale mancano i risultati degli accertamenti scientifici fatti dai carabinieri del Ris nell’appartamento, sull’arma del delitto e sullo scotch utilizzato per imbavagliare il piccolo Matias. Ma tutto, ad ora, sembra inchiodare Mirko Tomwok che, dopo essersi ripreso (fu trovato svenuto nella mansarda dell’abitazione), è stato interrogato a Belcolle dal gip Savina Poli per poi essere trasferito in carcere a distanza di una settimana dall’omicidio. Viene guardato a vista in un reparto speciale di isolamento per prevenire intenti suicidi. Quando è stato trovato l’uomo era ubriaco e la paura finora è stata quella che, una volta lucido, realizzasse ciò che gli inquirenti sospettano abbia fatto. Cioè togliere la vita al figlio.

 

Per gli inquirenti non ci sono altri sospettati oltre lui. L’inchiesta - coordinata dal Procuratore capo Paolo Auriemma e dal titolare del fascicolo, il pm Stefano D’Arma - procedono dunque su quel binario. Saranno raccolte probabilmente altre testimonianze, per stabilire se veramente l’uomo aveva pianificato tutto, e messi insieme gli accertamenti medici, compreso quello dell’autopsia. Poi la Procura traccerà una linea e non si esclude che possa chiedere un processo veloce per Mirko Tomkow per portarlo prima possibile davanti alla Corte d’Assise. In fin dei conti negli ultimi grandi casi di omicidio che sono accaduti a Viterbo la Procura ha seguito sempre questa strada. Fu chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Michael Aaron Pang, lo statunitense che confessò l’omicidio di Norveo fedeli e che è stato già condannato in primo grado. Fu chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Andrea Landolfi che secondo la Procura aveva ucciso Maria Sestina Arcuri a Ronciglione gettandola dalle scale per poi essere assolto in primo grado.
Insomma, se si seguirà questa linea la Procura potrebbe chiedere al gip di portare a processo il padre di Matias senza passare dall’udienza preliminare davanti al Gup. Un’opzione che è fattibile anche perché c’è una misura cautelare in atto.
Secondo le nuove leggi, se le accuse resteranno quelle ipotizzate in questa primissima fase, omicidio volontario aggravato dalla minore età della vittima con l’eventuale riconoscimento della premeditazione, Mirko Tomkow non potrà optare per il rito abbreviato (e lo sconto di pena di un terzo) e finirà davanti ai due togati e alla giuria popolare dove, viste le accuse, rischia l’ergastolo.