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Viterbo, "ammazzo Mirko". Lo zio di Matias con un coltello a Belcolle. Panico al pronto soccorso

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"Ditemi dov’è Mirko, lo ammazzo”. Panico ieri mattina intorno alle 11 al pronto soccorso di Belcolle. Lo zio di Matias, il bambino ucciso con una coltellata alla gola a Cura martedì scorso, è piombato all’ospedale armato di coltello cercando di farsi giustizia da solo. Il suo obiettivo era Mirko Tomkow, il 44enne polacco che si trova nel reparto carcerario di Belcolle accusato di aver ucciso il figlio di 10 anni. Al pronto soccorso sono stati attimi di terrore. L’uomo, italiano marito della sorella di Mariola Rapaj mamma di Matias, ha mostrato la lama e solo la prontezza di riflessi di una guardia giurata e di un operatore sanitario ha evitato il peggio. I due sono riusciti a bloccare l’uomo prima dell’arrivo dei carabinieri che lo hanno poi preso in consegna nel piazzale davanti al pronto soccorso.

 


L’uomo era molto nervoso. Sul viso si il suo dolore. Era affezionatissimo a Matias e, di fatto, ultimamente spesso si era sostituto al padre. Per lui sono state giornate terribili: è stato lui martedì ad andare a prenderlo a scuola ed ad accompagnarlo a casa intorno alle 13.30. In quella casa dove poi è stato ucciso. L’uomo, molto alterato, è stato portato al pronto soccorso e sedato. Verrà tenuto qualche ora in osservazione. I carabinieri lo hanno denunciato per le ipotesi di minaccia e porto abusivo di armi. Spetterà alla Procura ora stabilire se ci sono gli estremi per procedere.

 

Intanto continuano le indagini per capire ciò che è avvenuto in quell’abitazione dalle 13,30 alle 15,30 di martedì scorso. Cioè da quando il piccolo Matias, 10 anni, è stato riaccompagnato a casa da uno zio che era andato a prenderlo all’uscita dalla scuola a quando la mamma lo ha trovato, ferito a morte, sotto al letto. Prende sempre più quota l’ipotesi che Mirko Tomkow abbia premeditato l’azione. Aveva un movente. Dopo che era finita la relazione con Mariola Rapaj aveva continuato a tormentarla e maltrattarla. Violenze che a settembre avevano spinto il gip a emettere un provvedimento di divieto di avvicinamento.