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Viterbo, bambino ucciso. Il terribile piano del padre di Matias: voleva fare una strage eliminando anche l'ex moglie Mariola

Paolo Di Basilio
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Voleva fare una strage di famiglia. Nel mirino di Mirko Tomkow non c’è solo piccolo Matias, ucciso con una coltellata alla gola dopo avergli tappato bocca e naso con lo scotch, ma anche l’ex moglie Mariola. Poi l’intenzione del 44enne polacco, attualmente nel reparto carcerario di Belcolle e destinato a una cella di Mammagialla, sarebbe stata quella di farla finita incendiando l’abitazione nella palazzina in Stradone Fazi civico 6 a Cura di Vetralla.

 


Continuano le indagini dei carabinieri - coordinate dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal pm Stefano D’Arma - per ricostruire ciò che è avvenuto in quell’abitazione dalle 13,30 alle 15,30 di martedì scorso. Cioè da quando il piccolo Matias, 10 anni, è stato riaccompagnato a casa da uno zio che era andato a prenderlo all’uscita dalla scuola a quando la mamma lo ha trovato, ferito a morte, sotto al letto.

 


Prende sempre più quota l’ipotesi che Mirko Tomkow abbia premeditato l’azione. Aveva un movente. Dopo che era finita la relazione con Mariola Rapaj aveva continuato a tormentarla e maltrattarla. Violenze che a settembre avevano spinto il gip a emettere un provvedimento di divieto di avvicinamento. Provvedimento nato dopo un’informativa dei carabinieri di Vetralla inviata in Procura al termine di un indagine scattata grazie a delle segnalazioni di alcuni residenti della zona che avevano sentito i violenti litigi tra i due. L’ex marito aveva un movente e a metà ottobre aveva già minacciato un’azione clamorosa. Si era recato in un campo vicino Cura con l’intenzione di suicidarsi. Da lì aveva inviato una foto con il cappio al collo alla cognata. In quel caso i carabinieri arrivarono in tempo e lo fermarono: fu affidato al 118 e poi fu riscontrata la positività al Covid. Dunque il 44enne è stato per 21 giorni in un Covid Hotel di Roma. E proprio durante la convalescenza, probabilmente, ha pianificato la strage.
Non è ancora chiaro se è riuscito a entrare in casa prima del rientro del piccolo - magari con le chiavi che aveva tenuto - oppure si è fatto aprire. La sua intenzione era quella di uccidere la moglie e il figlio poi suicidarsi dopo aver dato fuoco a casa (e si spiegherebbe il ritrovamento di stracci intrisi di benzina). Di sicuro nel primo pomeriggio di martedì una vicina sente il bambino scendere per le scale. Forse il padre in casa ha minacciato la mamma Mariola e lui ha tentato di fuggire. Subito dopo, fatto rientrare in casa il piccolo, gli ha chiuso bocca e naso con il nastro per poi accoltellarlo. Non è riuscito a suicidarsi perché troppo ubriaco. Ora si attendono gli esito dell’autopsia per stabilire se il piccolo è morto per asfissia o per la coltellata.